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Ascom, appetiti su una scatola vuota

Venduti sede e contabilità. Via i dipendenti. Corsi al lumicino. Cosa rimane? L’associazione ha perso ogni traccia di appeal sugli imprenditori. Poche centinaia gli associati.

Ascom, appetiti sulla scatola vuota

Riccardo Ferraresi

L’ultima àncora di salvataggio per il naufragio di Ascom Rovigo è stato l’acquisto della sede di viale del Lavoro da parte di Servizi imprese, la costola dell’associazione che ha la gestione delle contabilità. La struttura, valutata 1,2 milioni di euro e su cui sono stati investiti altri 400mila euro per interventi, contiene oggi una scatola vuota.

Una sede che non ha più i suoi dipendenti, perché dopo il licenziamento una parte di loro sono riassunti tramite un’agenzia interinale con contratti di somministrazione. E questo, se non altro dal punto di vista associativo, non è certamente bello. E potrebbe anche prestarsi, in un prossimo futuro, a qualche controllo. Il tutto a fronte di una promessa di riassunzione. Forse.

Una sede che non ha più un presidente e un direttivo. Ma soprattutto che non offre più la formazione, che era stato il cavallo di battaglia dell’ente, su cui aveva puntato forte anche il penultimo presidente Elena Grandi. Ora rimane solo la possibilità di fare la formazione obbligatoria.

Anche il Patronato Enasco è gestito direttamente da Enasco Roma, e l’ente bilaterale Ebiro, non ha più nulla a che fare con Ascom.

Alla fine dentro la sede voluta da Giuseppe Fini e dall’allora direttore Giovanni Vianelo negli anni d’oro dell’Ascom di Rovigo, oggi sono rimaste due referenti a “braccia mozze”, che si occupano di credito alle imprese, di sindacato, e - appunto - di formazione obbligatoria. Il minimo indispensabile per dire che respiri. Difatti prima di Stefano Pattaro, Ascom aveva perso anche la certificazione nazionale per la formazione.

Ma su quanti soci conta Ascom? Se già il dato era top secret negli anni di Raul Lorenzoni, tra il 2011 e il 2013, perché la crisi di associati si cominciava a sentire (erano circa 600), oggi se sono rimasti 200-300 bisogna ringraziare Servizi e imprese che, grazie alla contabilità, tiene gli associati Ascom ancora attaccati a un simbolo che a Rovigo è svuotato di contenuti. Una situazione che si riverbera in una totale assenza anche rispetto agli enti rappresentativi.

A Rovigo questa dispersione di energie è evidentissima: tante monadi che non dialogano o dialogano a spot tra di loro.

In questo quadro si inseriscono le promesse di chi vorrebbe ricompattare il gruppo, attrarre nuove adesioni e riacquistare quelle perse per rimettere in campo Ascom o quello che resta di Ascom. Sulla base di cosa? In nome della storia dell’associazione. Un’associazione che dal 2010 è in difficoltà evidenti, con un tracollo cominciato molto prima, alla fine degli anni Novanta, con l’acquisto della sede di viale del Lavoro e con un indebitamento con le banche da paura.

Ma è sufficiente fare un giretto vero, un mini sondaggio tra i negozianti e i pubblici esercenti di Rovigo per capire la stima a che punto stia. I commercianti non si sentono più rappresentati da tempo da Ascom. Anche chi era nel direttivo - imprenditori di successo - non ne vuole più di Ascom. Ognuno fa per sé, che è già difficile.

E se fa fatica un colosso come la Cna, strutturato e fino ad ora solido... figurarsi un’associazione ridotta al lumicino e attorno alla quale gravitano personaggi capaci più di attirare antipatie che di trasmettere empatia.

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