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In buca con la bici, ennesima causa

Palazzo Nodari: “Non era un’insidia occulta”. Ma il legale: “E’ un danno da cosa in custodia”

In buca con la bici, ennesima causa

E’ l’ennesima causa quella intentata contro il Comune di Rovigo, per una caduta in bicicletta. L’ha promossa una cittadina di Rovigo - G. A. le sue iniziali - una signora di mezza età, che il 24 marzo del 2016 percorrendo in bicicletta una delle strade dissestate della Commenda, cadde facendosi parecchio male.

Una brutta caduta che le procurò la frattura del braccio, sedute di fisioterapia e un po’ di tempo per la riabilitazione. Il danno che la donna, rappresentata dall’avvocato Franco Ferru di Rovigo, ha quantificato e quasi 14mila euro, 13.813 euro, per la precisione, oltre agli interessi e alla rivalutazione del credito dal fatto. Ma la legittimità della richiesta di risarcimento è stata contestata dal Comune di Rovigo, che ha deciso di resistere a giudizio.

In questo caso, infatti, per il Comune - come si legge nell’atto che affida all’avvocato civico Ferruccio Lembo il caso - emerge che “non si sono riscontrate situazioni di pericolo occulto per l’utente della strada, e non riteniamo sussistere la cosiddetta insidia imprevedibile e soprattutto invisibile”. Detta altrimenti: la buca era bella grossa, evidente, la dovevi vedere e se ci sei caduto dentro sono fatti tuoi.

Ma il legale che rappresenta la ricorrente, Franco Ferru, che due anni fa ha vinto sempre contro il comune una causa simile per 100mila euro di danni, è un osso duro. In questo caso, una signora era caduta sul porfido sconnesso di via Cavour e si era rotta la spalla.

Anche in questo caso era stato tutto ricondotto nell’alveo dell’articolo 2051 del codice civile che disciplina il danno da cosa in custodia. Visto che la manutenzione delle strade a Rovigo è carente, di questa mancanza e delle sue conseguenze risponde il proprietario del bene, cioè il Comune.

Fa presto l’avvocatura civica a ragionare rilevando eventuali insidie e trabocchetti, ma qui non si configura il 2043 del codice civile ovvero la responsabilità extracontrattuale. In questo caso c’è una sorta di responsabilità oggettiva, perché stiamo parlando di cose in custodia del Comune, come le strade, quindi interessa relativamente che ci sia un pericolo occulto.

Sulla stessa onda, è ancora in corso una causa che ha come protagonista una 81enne (nel 2014). La donna stava camminando sul marciapiede di Corso del Popolo, all’altezza del civico 260 (nei pressi del supermercato Orva) quando un gradino inaspettato sulla passeggiata sconnessa, l’ha fatta inciampare. La donna è caduta per terra, avendo però l’accortezza (e la prontezza di riflessi) di proteggersi buttando avanti le braccia. Un modo, tra l’altro, per evitare di rompersi la testa, e riportare conseguenze ben più gravi.

Nella caduta, comunque, la donna aveva riportato la frattura complessa dell’omero. Secondo la convenuta è stata la “disconnessione della pavimentazione” a provocare la caduta. Secondo l’esposto presentato dall’avvocato, sul marciapiede ci sono “crepe trasversali” e un “gradino rialzato”. Crepe e gradini che - per inciso - non sono stati ancora sistemati a quattro anni dall’incidente. Il marciapiede di quel tratto di Corso del Popolo, infatti, è scosceso e pericoloso anche per persone non anziane, figuriamoci per chi per l’età ha problemi di equilibrio e prontezza di riflessi. La parte offesa - sempre rappresentata dall’avvocato Ferru - chiede al Comune - a cui spetta la manutenzione del marciapiede - il pagamento dei danni subiti per un importo totale di oltre 33mila euro, a cui vanno sommati gli interessi maturati in questi quattro anni.

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