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L’inchiesta

Po: la filiera del bracconaggio dà lavoro a centinaia di predoni

Il quartier generale spostato a Santa Maria. Le bande dell’Est controllano militarmente le sponde del Grande fiumepescano con la corrente elettrica. Qui pure lavorazione e confezionamento.

Po: la filiera del bracconaggio dà lavoro a centinaia di predoni

Agiscono nelle ore notturne, vestono l’uniforme militare, sono accampati lungo gli argini del grande fiume e provengono dai paesi dell’Est. Questo l’identikit dei “predoni del Po”, bracconieri che hanno praticamente svuotato i canali del Polesine da ogni tipo di pesce. Un fenomeno drammatico, che va avanti da anni ma che è tornato - con l’arrivo della bella stagione - d’attualità.

I predoni pescano al buio con la tecnica della corrente elettrica. Così facendo, in ormai oltre cinque anni di attività, pressoché indisturbata, hanno praticamente svuotato i fiumi e i canali del nostro polesine. “E in altri dieci anni - ha testimoniato uno di loro - finiremo il pesce anche nel Po”.

I lipoveni hanno poi ovviato a questo problema trasferendosi lungo il Po. Inizialmente si erano stabilizzati a Borgo Fiorito, dopo Mazzorno e prima di Cavanella Po, lungo l’argine sinistro del grande fiume nel territorio del comune di Adria. Poi hanno allargato il loro campo d’azione: Canaro, Porto Tolle, di nuovo Adria e recentemente Santa Maria Maddalena, dove si sono impossessati di un tratto di golena, adibita anni fa a cava di sabbia, che utilizzano come quartier generale.

Nessuno riesce ad entrare nelle zone de loro utilizzate, che quasi sempre sono recintate con un telo che circonda l’intera area, dalle cui feritoie si intravedono soltanto roulotte, carrelli, barche e container frigo, utilizzati per depositare il pesce di bracconaggio che dopo qualche giorno prende la strada per i Paesi dell’Est.

Si tratta di una vera e propria organizzazione militare che si muove in acqua di notte, con alcuni elementi che presidiano gli argini per avvisare dell’arrivo di eventuali controlli. Oggi sul nostro territorio agisce una vera e propria organizzazione composta da qualche centinaio di persone che operano lungo tutto il tratto finale del fiume e non si occupano soltanto della pesca ma anche della lavorazione, del confezionamento e dello stoccaggio del pescato, attività queste ultime che pare proprio vengano svolte in Polesine.

Tra Medio e Alto Polesine, nei mesi scorsi, si era persino registrata una vera e propria guerra per bande a suon di intimidazioni, barche incendiate, inseguimenti e speronamenti in acqua e addirittura spari. Una vera e propria guerra del pesce che va fermata.

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commenti 1
  • liviugeorge.bozdoc

    liviugeorge.bozdoc

    01 Maggio 2018 - 19:07

    un altra cagata...come quella dei 13 euro annui...

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