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Plateatici, la rivincita della plastica

Menin (Confesercenti): “Chi ha comprato sedie di qualità le può mantenere”. Ma le regole cambiano di nuovo in corsa. E per il regolamento, ormai, siamo al fai da te.

Plateatici, regole ed eccezioni

Plateatici, fate un po’ come vi pare. Non è proprio così, ma rende l’idea di come vanno le cose per l’allestimento dei dehors all’esterno di bar e ristoranti di Rovigo.

La questione plateatici esplode, in città, ad ogni scadenza dei permessi concessi dal Comune per tenere tavolini e ombrelloni all’aperto. L’ultima raffiche di polemiche alcune settimane fa a causa del nuovo regolamento messo a punto dal Comune con l’ok della Soprintendenza di Verona. Erano esplose polemiche da parte di alcuni gestori di bar e ristoranti per i paletti messi dalla nuova normativa, che imponeva, ad esempio, colori e formati omogenei per i plateatici, sedie in ferro, e non in plastica, ombrelloni di un determinato colore e così via. Molti gestori si sono adeguati, spendendo soldi per attenersi al regolamento. Molti si erano lamentati sottolineando che solo pochi mesi prima avevano investito risorse per acquistare sedie e tavolini n particolari tipi di plastica, trattata per resistere alle intemperie e di qualità indiscutibile.

Poi il clamore si è spento. All’esterno dei locali ci sono tavolini, sedie, ombrelloni. Ma tutto come prima. In plastica. Poche sedie in ferro e pochissimi tavolini in vetro.

E quindi? Quindi prova a spiegare la situazione Roberto Menin di Confesercenti: “Prima di tutto - spiega - il regolamento pur essendo già vigente permette a tutti di mettersi in regola entro il dicembre del 2018”. C’è quindi tempo. ma non è questo l’aspetto principale, e forse più curioso: “Abbiamo discusso - continua - con i tecnici dell’urbanistica, e abbiamo convenuto su alcuni punti del regolamento. Sedie e tavolini in plastica non sono vietati. O meglio, sono ammessi purché la plastica sia d qualità, l’importante, insomma, è che non si mettano in centro sedie da giardino”. Niente sedie bianche da sagra paesana, per intenderci. Discorso analogo per i tavolini, con buona pace di chi, all’uscita del regolamento ha speso soldi per acquistare arredi in ferro o in vetro. E poi i colori degli ombrelloni: “La normativa parla di colori preferibilmente tenui, ed è su quel ‘preferibilmente’ che si può agire. La norma non è stringente al massimo. Basta che i colori di arredi e ombrelloni non siano un pugno nell’occhio, che non siano in contrasto col resto del contesto che c’è attorno”.

Il regolamento prevede anche il divieto di utilizzare, all’esterno dei locali, strutture fisse. Sono ammesse almeno delle protezioni in plexiglass alte fino a due metri per il periodo invernale. Ma fra le cose da mettere a punto c’è anche il modo di presentare le pratiche, i documenti amministrativi. E qua ci sono addirittura due interpretazioni che si scontrano, quella del nero su bianco che prevede la presentazione in Comune del progetto per il plateatico redatto da un architetto. In base a questa tesi ogni gestore deve presentare tutta la trafila burocratica. “Secondo noi - osserva Menin - questa norma va interpretata in maniera elastica, nel senso che i locali che dal 2015 hanno presentato progetti per gli spazi esterno non devono rifare da zero la trafila burocratica, e spendere somme elevate come se non avessero già presentato dei progetti. Chi ha già prodotto documenti, progetti fatti da professionisti, non deve essere obbligato a ripercorrere questo iter. Noi siamo convinti di questa seconda tesi, ci confronteremo con i tecnici dell’urbanistica perché entro la fine dell’anno va trovata la soluzione definitiva. il chiarimento deve essere completo”.

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