you reporter

Arquà Polesine

Ultima chiamata per salvare l’Ikea

Sindacati confederali contro la giunta: “Inconcludenti. Per colpa loro zero risultati”. Giovedì il tavolo in prefettura, ma in macroarea mancano ancora i lavori. E l’opposizione attacca.

Ultima chiamata per salvare l’Ikea

Investimenti a rischio. Ikea compresa. E i sindacati - preoccupati per i posti di lavoro promessi (400) che potrebbero sfumare - alzano la voce. Anzi, puntano il dito. In direzione del castello. Perché - scrivono i segretari di Cgil, Cisl e Uil - la colpa è soprattutto di una delle due amministrazioni comunali coinvolte. Bollata come “inconcludente” dai confederali. Non serve essere maghi per indovinare che si tratti degli amministratori comunali di Arquà.

“Dopo diversi confronti - scrivono infatti Fulvio Dal Zio, Cgil; Andrea Mosca Toba, Cisl; Riccardo Dal Lago, Uil - i risultati stanno a zero per precipua responsabilità di amministratori, in particolare quelli di un comune, inconcludenti che, tergiversando, procrastinano un confronto sterile, non assumendosi quelle responsabilità pubbliche che chi amministra un ente locale ha il dovere e l’obbligo di assumere”.

Insomma, una chiara bocciatura dell’operato dell’amministrazione arquatese, a sei giorni dal nuovo round, fissato di fronte al prefetto per giovedì prossimo, per fare il punto sulla questione macroarea e capire come si può intervenire, a questo punto, per salvare capra e cavoli. Ovvero gli investimenti privati nell’area, proprio a cominciare da quello dell’Ikea.

“Il rischio - concludono i sindacalisti - è che le imprese che hanno pubblicamente manifestato la volontà di investire nel Polesine, rinuncino a farlo. Il territorio non può concedersi il lusso di perdere questa opportunità di sviluppo. Sarebbe una sconfitta per tutti”.

Sulla vicenda, ora, pesano tre ricorsi al Tar, da parte di altrettante imprese private e portatori di interesse nella macroarea, oltre ad una onerosa diffida inviata dalla stessa Ikea.

Proprio temendo che i giudici amministrativi diano ragione alle aziende e torto al comune, il consiglio comunale di Arquà ha deciso (a maggioranza) di vincolare 801mila euro dell’avanzo dello scorso esercizio come fondo per eventuali passività, a cui aggiungere - nei prossimi anni - altri 280mila euro. Totale, poco più di un milione di euro: guarda caso, la cifra che doveva essere spesa nella macroarea e che invece è stata usata altrove.

“Il quadro è sconcertante”, dicono dall’opposizione Vincenzo Altieri, Giorgio Brandolese e Lorenza Barion. “Il sindaco si fa scudo con pareri legali messi a punto da stuoli di avvocati e sempre nuovi tecnici che sono a carico della comunità arquatese, disattendendo le soluzioni proposte da Confindustria e condivise nel tavolo col prefetto. In questo modo, il comune si potrebbe facilmente trovare di fronte a situazioni di richieste di danni che lo potrebbero semplicemente portare al dissesto finanziario”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

Speciali: energia
speciali : meraviglie del delta

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl