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Consorzio di sviluppo

Provincia ostaggio del Consvipo

Il cda dimissionario da quasi sei mesi pronto a battere cassa a palazzo Celio per il contributo 2017

Provincia ostaggio del Consvipo

Provincia ostaggio del Consvipo. E il Consvipo ostaggio di un cda dimissionario da quasi sei mesi.

La situazione di stallo del Consorzio di sviluppo non si sblocca, e ora interviene anche una nota del ministero dell’Economia e delle finanze a complicare il quadro. Reso già paradossale dalla presenza di un cda dimissionario dallo scorso dicembre, ma che a causa dell’inerzia della politica (sindaci e partiti), e della mancanza di una governance alternativa, continua ad operare e a produrre atti. Compresa, si vocifera, una possibile azione di nei confronti della Provincia di Rovigo per la mancata erogazione del contributo associativo, e una segnalazione alla Corte dei conti per lo stesso motivo.

Il cda guidato da Angelo Zanellato, quindi, starebbe per passare all’azione per battere cassa a palazzo Celio e chiedere che nel bilancio provinciale sia inserita la somma dovuta al Consvipo (264mila euro all’anno). Siamo quindi alle solite, con il Consvipo al centro delle critiche, e con gli enti locali, Provincia, ma anche diversi Comuni, che non possono recedere dal Consorzio a causa di uno statuto simile ad una prigione.

Il cda del Consvipo nei giorni scorsi ha chiesto un parere al ministero dell’Economia, legato al comportamento della Provincia di Rovigo, socio di maggioranza del Consorzio, che non ha previsto a bilancio la somma della quota 2017, decisione che deriva dall’annuncio di voler recedere dal Consvipo. Il Mef ha articolato una risposta che è duplice. Prima ha specificato che la materia non rientra nelle competenze dell’Ufficio di coordinamento legislativo, al quale la richiesta era stata rivolta. In secondo luogo, però, il Mef ha precisato che la richiesta di recesso dal Consorzio di sviluppo può essere recepita solo con il consenso di tutti gli altri soci. Si tratta della specificazione di un passaggio arcinoto del regolamento dell’ente, che ribadisce che nessun Comune se ne può andare senza il via libera di tutti gli altri, che in questo caso dovrebbero farsi carico della quota lasciata scoperta.

Ecco allora che il cda Consvipo intende sottolineare che il recesso come è stato inteso dalla Provincia non è possibile, o meglio che deve essere considerato alla stregua di una mera dichiarazione di intenti, inefficace senza il consenso degli altri soci. Quindi, almeno per ora, non avvenuto. Il postulato che ne consegue è che la Provincia, così come gli altri Comuni, è obbligata a mettere a bilancio la quota del contributo e poi ad erogarlo.

La richiesta al Mef sembrerebbe quindi aprire la porta a prossime azioni da parte del cda. Le voci che si rincorrono si riferiscono ad una chiamata in causa della Corte dei conti, preceduta però da una formale richiesta del contributo. Azione quindi che potrebbero spostare sul piano legale un confronto che fino ad ora si è tenuto sul piano politico ed istituzionale.

Nei giorni scorsi i sindacati avevano sollecitato una soluzione, facendo sapere di essere pronti a rivolgersi nuovamente alla prefettura di Rovigo per sbloccare uno stallo che dura da mesi. Stallo che resterà tale fino a quando non sarà fatta chiarezza su quale futuro il territorio intende costruire per il Consvipo. E soprattutto su come si intende andare oltre la presenza di un cda dimissionario da quasi sei mesi, eppure ancora nella stanza dei bottoni.

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