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SANITA’

Lasciata una settimana con il bimbo morto in pancia: “Non succederà mai più”

Il dg dell'Ulss 5, Antonio Compostella: “Abbiamo fatto una pessima figura. Ho già preso provvedimenti. Essere liquidata così in un momento tanto delicato della propria vita non può e non deve essere fatto”

Lasciata una settimana con il bimbo morto in pancia: “Non si fa così, non succederà mai più”

Antonio Compostella

 “Ho fatto fare immediatamente un approfondimento sulla vicenda pretendendo tutti i dettagli. Dal punto di vista clinico e medico non c’erano problemi nell’aspettare dei giorni per l’intervento, ma dal punto di vista della gestione e della relazione con la paziente, senza tergiversare, non abbiamo fatto una bella figura. C’è stato un difetto, se così vogliamo chiamarlo, della relazione con la paziente, e quindi è necessario cambiare immediatamente alcune cose”.

Non usa mezzi termini il direttore generale dell’Ulss Antonio Compostella, intervenendo sulla denuncia pubblica di una donna di 30 anni di Trecenta, che dopo aver scoperto che il bambino che portava in grembo da due mesi era morto, ha dovuto attendere una settimana prima di essere operata, dopo essere stata rimbalzata tra gli ospedali di Rovigo e Trecenta Leggi l'articolo

La giovane mamma si era rivolta alla Voce per denunciare lo stato della situazione: per sette giorni ha portato il primo figlio morto in grembo. Uno choc, una situazione nella quale la donna, probabilmente, aveva bisogno di un supporto, di un aiuto, di una parola di conforto, e invece ha trovato solo burocrazia e protocolli da rispettare.

“Mi hanno detto senza umanità che potevo aspettare...", ha spiegato.

E Compostella non usa mezzi termini: “E’ necessario che vengano date indicazioni precise su come rapportarsi con i pazienti. Mi scuso di nuovo a nome di tutta l’Ulss. Chiedo scusa alla paziente, assicurando che sono stati presi provvedimenti organizzativi, facendo in modo che il caso portato alla luce non si ripeta mai più. Essere rimbalzata tra due ospedali, o essere liquidata in un momento così delicato della propria vita non va bene, non può e non deve essere fatto”.

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