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Il caso

Chiesto il processo per il comandante

In seguito ad una lettera anonima è stato accusato di abuso d’ufficio, peculato e falso

Chiesto il processo per il comandante

Chiesto il rinvio a giudizio per Giovanni Tesoro, il comandante della polizia locale di Rovigo. Il dirigente dei vigili urbani di Rovigo era indagato dalla procura di Rovigo per peculato, falso e abuso d’ufficio. Nei giorni scorsi il procuratore della repubblica Carmelo Ruberto, che ha istruito l’indagine, avrebbe formulato la richiesta di rinvio a giudizio alla segreteria del gip di Rovigo, per stabilire durante il dibattimento processuale l’eventuale responsabilità, e quindi la colpevolezza o l’innocenza di Giovanni Tesoro. La decisione sarà presa durante l’udienza preliminare che il gip dovrebbe fissare nell’autunno prossimo.

Il numero uno della polizia locale, difeso dall’avvocato Marco Petternella del foro di Rovigo, potrebbe essere quindi costretto a difendersi nel processo delle accuse che gli sono state rivolte.

L’inchiesta era scattata nella primavera del 2017 e fu lo stesso Tesoro, in una conferenza stampa a raccontare di essere finito sul registro degli indagati per falso, abuso d’ufficio e peculato.

Tutto però era iniziato con una lettera anonima, l’opera di un corvo, probabilmente interno alla sede dei vigili urbani di via Oroboni, fatta arrivare sulla scrivania del segretario generale del Comune di Rovigo Maria Cristina Cavallari. Fu lo stesso Tesoro, poi a consigliere ad alcuni suoi agenti di portare la lettera in procura, in quanto conteneva notizie di reati e quindi doveva essere oggetto di un’indagine da parte della magistratura.

Secondo questo esposto anonimo Tesoro sarebbe responsabile di aver tollerato che in ufficio si usasse alcol e che gli agenti dormissero. Fra le accuse anche un uso personale dell’auto di servizio. E ancora: eccessivi carichi di lavoro per i vigili urbani.

La procura di Rovigo si mise subito in moto, prima sentendo Tesoro come persona informata sui fatti, poi la notifica dell’avviso di garanzia. In quei giorni era scattata anche una perquisizione nell’ufficio del comandante con sequestro di computer e del telefonino di Tesoro. Stessa sorte per alcuni hard disk del suo computer. Fu lo stesso numero uno della sede di via Oroboni a raccontare che “secondo quelle frasi scritte da non si sa chi, io usavo l’auto del comando di Rovigo per fini personali, per scopi ludici e non di lavoro. Inoltre mi si accusava di trattare male gli agenti del comando di Rovigo e di avere poco controllo su di loro. Avrei dato disposizioni contro la legge”.

Nei mesi successivi le indagini, prorogate, hanno visto la difesa d Tesoro, portata avanti dall’avvocato Marco Petternella, chiedere un incidente probatorio nel quale sono stati estratti i dati dai supporti informatici e tecnologici in uso al comandante (sim dei cellulari, hard disk e schede di memoria) acquisiti, poi, come prove in vista dell’eventuale processo.

La vicenda poi si è arricchita di altri particolari. Nel novembre del 2017, infatti, sul registro degli indagati son o finiti anche altri quattro agenti della polizia locale di Rovigo, tre di loro con l’accusa di abuso d’ufficio, il quarto accusato di peculato. I primi tre sarebbero gli agenti che avevano portato in procura, su richiesta di tesoro, la lettera anonima. Il nome del quarto vigile, invece, sarebbe finito nel fascicolo dell’inchiesta successivamente, con l’accusa di peculato.

Ora la vicenda potrebbe arrivare ad una prima svolta, nel caso in cui il gup decidesse per il rinvio a giudizio Tesoro dovrà difendersi nel dibattimento.

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