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Il caso

L’inutile Consvipo attacca il Parco

Scontro sui fondi Adriatic. La replica di Viti: “E’ fuori dal mondo, le procedure vanno rispettate”

L’inutile Consvipo attacca il Parco

Il Consvipo attacca il Parco del delta e si becca un rimpallo durissimo. Il presidente del cda Angelo Zanellato, peraltro dimissionario da quasi sei mesi, se la prende con i l commissario del parco Mauro Viti, reo a suo dire di avere avanzato dubbi e chiesto chiarimenti sull’utilizzo dei fondi Adriatic dati in uso dal Parco al Consorzio di sviluppo per realizzare infrastrutture.

Ma Zanellato più che spiegare e rispondere alle richieste, inviate con varie lettere da Viti, attacca e dà, in sostanza, del poco informato al commissario straordinario del parco. Insomma la butta in polemica, forse per scacciare al più presto gli incubi, ancora freschi, della pesante sconfitta elettorale a Porto Tolle.

Zanellato bacchetta Viti dicendogli che parla da politico e che i fatti sono “stravolti dalle parole del dirigente regionale, che dovrebbe evitare interventi politicamente orientati”. E rinfaccia al dirigente del parco di aver interrotto la collaborazione col Consorzio.

Volano gli stracci insomma. Ma Viti non ci sta e si prepara a confutare punto su punto le parole di Zanellato. Tutto sarà spiegato in una nota del Parco. Intanto però Viti si lascia scappare che “è fuori del mondo sostenere certe cose, come si fa a dire che le mie legittime richieste sono politicamente orientate? Replicheremo su tutto, spiegando al Cda come dovrebbero funzionare le cose”.

Zanellato, che aveva rassegnato le dimissioni lo scorso dicembre, ma che grazie allo stallo di sindaci e politici continua a ricoprire l’incarico e a prendere lo stipendio, sostiene che “l’ente Parco dovrebbe essere a conoscenza della destinazione delle somme, sia perché è componente permanente del tavolo concertativo, che esprime il parere su queste destinazioni, sia perché, come chiunque altro, può verificarlo in ogni momento consultando sul sito internet le deliberazioni del cda”.

Il Consvipo precisa anche che il Parco “inspiegabilmente, dal 20 giugno 2016, pur sempre invitato, ha ritenuto di interrompere la sua presenza alle riunioni dell’organismo”. Parole che Viti contesta con semplici considerazioni: “All’ente Parco non è mai stato comunicato alcun progetto. E così doveva essere, solo dopo la visione del progetto ci sarebbe stata la discussione al tavolo concertativo. Noi non avremmo mai detto di no all’uso dei fondi per fare opere a favore del territorio. Ma non ci sono mai state presentate. Né ci è mai arrivata rendicontazione”. Accuse pesanti, che riportano in primo piano una gestione da sempre molto criticata del Consvipo.

Nella sua lettera Zanellato rileva anche “i progetti che hanno ricevuto l’unanime parere favorevole del tavolo concertativo, senza che l’ente Parco abbia ritenuto di partecipare, riguardano, per la quasi totalità, gli interventi relativi ai ponti di barche del Delta del Po”.

“Buono a sapersi - spiega Viti - ma perché non ci è stato comunicato che i fondi sono stati utilizzati per il ponte di barche? Nella nota di Zanellato ci sono inesattezze. E presto le documenteremo”.

Sull’argomento interviene anche Cristiano Corazzari assessore regionale al territorio: “Accusare il commissario del parco di fare polemiche strumentali e politicamente orientate è una cosa che va rispedita al mittente. Le procedure vanno rispettate sempre, e se si utilizzano fondi del Parco occorre darne giusta rendicontazione, cosa che non mi risulta sia avvenuta. Mi pare che Zanellato dicendo queste cose su Viti voglia solo buttarla in caciara, evidentemente si sente in difetto, e quando si vogliono nascondere debolezze, niente di meglio che fare caciara”.

Sul fronte Consorzio di sviluppo, intanto, lo stallo per decidere il futuro dell’ente non si sblocca.

Sindaci e politici continuano a rimandare, come avviene da sei mesi, il momento dell’assemblea. L’arbitrato fra Consvipo e Provincia per decidere se e come poter uscire dalla compagine sociale è partito, ma è ancora alle battute iniziali. Intanto fra le varie ipotesi emerge quella di un nuovo cda che possa avere un mandato di alcuni mesi per decidere se provare a dare una nuova mission all’ente o se portarlo a chiusura definitiva.

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