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La storia

“Ho fallito, potrei togliermi la vita”

L’imprenditore era stato visto in Porsche: “Mi hanno sfrattato e ho debiti per un milione”

“Ho fallito, potrei togliermi la vita”

“Il fallimento della mia azienda è colpa mia. In questi due mesi ho pensato anche di togliermi la vita”. E’ la storia di un fallimento imprenditoriale che mette in difficoltà la vita e l’equilibrio personale del titolare dell’azienda. E’ l’amministratore della Stireria Lucia di Guarda Veneta a raccontare il calvario che ha attraversato per la crisi della sua impresa. E le conseguenze che lo stanno distruggendo emotivamente, e non solo. Una vicenda di utenze tagliate, sfratti, conti bloccati, debiti per un milione di euro. Un’altra azienda che finisce fra polemiche e sofferenze, con il titolare che si prende la responsabilità fino ad ipotizzare un gesto estremo.

A parlare è l’imprenditore finito al centro della bufera dopo la segnalazione dei sindacati, che hanno stigmatizzato il fatto di averlo visto alla guida di una Porsche mentre la sua azienda è sull’orlo del baratro. Azienda in cui 13 operaie dopo non aver ricevuto lo stipendio per lungo tempo hanno deciso di licenziarsi. L’amministratore unico della ditta racconta così quello che lui stesso definisce “fallimento di un progetto e di un’azienda, partito molti anni fa, nel settore tessile”.

La Uiltec aveva criticato l’atteggiamento dell’imprenditore, “avvistato in Porsche a Sottomarina”, mentre le operaie erano senza stipendio. Ma lui stesso puntualizza che “per esattezza abito a Sottomarina da più di 2 anni. Non sono irreperibile, il commercialista e il consulente del lavoro che tenevano i contatti con i sindacati non mi seguono più perché anche loro sono creditori di diversi mesi”.

Elenca poi una serie di situazioni che l’hanno colpito dal punto di vista personale: “Mi hanno staccato il telefono perché insolvente, hanno staccato anche le utenze dell’azienda sempre per mancati pagamenti, hanno staccato il gas della stireria sempre per insolvenza”.

Una discesa lungo una spirale di negatività infinita: “Mi hanno dato lo sfratto del capannone sempre per mancati pagamenti dell’affitto; in banca ho tutti i conti correnti bloccati. Negli ultimi anni per provare a rilanciare l’azienda, mi sono indebitato sia personalmente che con la Stireria Lucia srl con banche, finanziarie, amici e Stato”.

L’imprenditore rifiuta la descrizione della sua attività “come un’azienda di uno speculatore senza nessun scrupolo, che se la gode in Porsche al mare. La verità è che tutto questo è il mio più grande fallimento sia come imprenditore che come uomo. Non c’è giorno o notte che non mi vergogni. Sto cercando di affrontare il tutto con quello che rimane di me, proprio oggi ho accettato le dimissioni delle dipendenti per accelerare la loro disoccupazione e Tfr come chiestomi da loro.

L’imprenditore continua a raccontare il suo calvario: “Avevo trovato un altro imprenditore disposto ad investire e rilanciare la Stireria, ma le dipendenti hanno preferito la disoccupazione per 2 anni”. Il titolare dell’azienda non si ferma: “Sia chiaro la responsabilità di tutto questo è mia. Dopo più di 10 anni di Stireria Lucia mi sono mangiato tutto e persino indebitato per più di un milione di euro. In tutti questi anni ho portato la Stireria Lucia ad essere riconosciuta e stimata nel settore, ho sempre premiato, aiutato, assecondato ognuna delle dipendenti”. E rivolto ai sindacati: “Qualcuno di loro ha organizzato anche uno sciopero, il problema del settore non è il lavoro nero”.

E arriva a ipotizzare, forse per provocazione il gesto estremo: “Magari se mi tolgo la vita i termini cambierebbero. Ci ho pensato spesso in questi 2 mesi, rammaricato e deluso”.

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