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Parchi, presentata la nuova legge regionale

L'assessore Cristiano Corazzari: “Governance più snella, maggiore responsabilità ai sindaci e Veneto protagonista”

Parchi, presentata la nuova legge regionale

Il visitor center del Parco regionale veneto del Delta del Po a Porto Viro ha ospitato ieri una riunione finalizzata ad illustrare la nuova legge regionale sui Parchi. Una riunione tenuta dall’assessore regionale Cristiano Corazzari ed aperta ai sindaci dei comuni del parco, al presidente della provincia ed ai rappresentanti delle associazioni di categoria. La legge è stata approvata a giugno e titola ‘Norme per la riorganizzazione e la razionalizzazione dei parchi regionali’.

“I tempi impongono di affrontare velocemente la questione della governance con scadenze piuttosto serrate - ha esordito Corazzari - per renderla più snella e dare più responsabilità a sindaci e portatori di interesse, e far diventare il Parco un’opportunità per il territorio sentita da tutti. La Regione avrà un ruolo di responsabilità preponderante, ma spazio verrà dato anche alle categorie del territorio. La legge riguarda tutti i nostri cinque parchi regionali, con qualche residua distinzione per quello delle Dolomiti d’Ampezzo”.

Ad illustrarla per punti è intervenuto Mauro Giovanni Viti, commissario del nostro parco e di quello del Sile: “Riordiniamo il sistema dei parchi veneti, che hanno leggi istitutive diverse: Delta del Po, Colli Euganei, Sile e Lessinia avranno una gestione univoca su tutto il territorio. Saranno organi dell’Ente: la Comunità del Parco (composta dai sindaci di ciascun comune, da tre soggetti designati dalla Giunta Regionale esperti in materia di conservazione e valorizzazione, da un rappresentante della provincia, uno delle associazioni primarie, uno di quelle di promozione turistica, due di quelle ambientaliste, uno di quelle venatorie e uno di quelle della pesca sportiva), il Consiglio direttivo, il Presidente (nominato dal presidente della Regione fra i componenti il Consiglio Direttivo), il Revisore dei conti, la Consulta del Parco (espressione delle associazioni) ed il Comitato tecnico-scientifico”.

Viti ha poi passato in rassegna l’articolo 11, che definisce le tempistiche della legge. La durata della gestione del Parco andrà di pari passo a quella della legislatura regionale, un modo questo per “legarla” politicamente. “Abbiamo un interesse diretto della Regione nella Consulta, con la presenza di chi lavora, vive, e opera nei parchi. Una scelta ponderata è stata fatta anche sul mondo venatorio perché parte integrante della gestione di un territorio – ha aggiunto ancora Viti – Con il 2019 dovrebbero finalmente finire le gestioni commissariali di quattro su quattro parchi”.

Spero che lo spirito della legge sia sposato da tutti – ha rilevato ancora Corazzari - Ragionando con la commissione competente abbiamo capito di uscire da un equivoco secondo cui il Parco sarebbe un carrozzone ideologico e burocratico che pone vincoli, mentre altri lo vedono come un baluardo. Cerchiamo un equilibrio tra queste visioni: chi vive e lavora sente il Parco come qualcosa di proprio, non governato da un estraneo da un comodo appartamento di città. Uscire da una visione ideologica e legarci al territorio non sarà una cosa indolore e semplice”.

Qualche perplessità è stata espressa dalle associazioni come quelle della caccia e della pesca: una sola componente per quelle ittiche, “telaio produttivo della ricchezza del Delta”, sarebbe troppo poca per Alessandro Faccioli, e le associazioni di pesca sportiva sarebbero ben diverse da quelle della pesca professionale. Ridimensionato anche il potere dei sindaci secondo quello di Taglio di Po, Francesco Siviero, al quale Viti ha risposto: “La sfida è che tutti gli amministratori si parlino, un salto culturale nell’andare ad amministrare non un comune ma un’area più vasta”.

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