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La feste polesane

San Rocco a Valliera, una sagra secolare

Nella piccola frazione adriese si rinnova l’antica tradizione. In campo una squadra di volontari che sfidano il caldo: la fedeltà al “saso” fa il resto

San Rocco è sempre San Rocco: il noto slogan legato al festival di Sanremo si adatta alla perfezione all’antica sagra di Valliera dedicata alla festa del patrono che cade il 16 agosto. Passano gli anni, si archiviano le epoche, cambiano le abitudini, si evolvono i costumi ma questa tradizione sembra sfidare i secoli: i seguaci del “Sanrochin” si tramandano di generazione in generazione. Tutti legati a quel “saso” che secondo la tradizione popolare è un richiamo al filo della misera veste del povero santo: ogni anno si va prenderne uno nuovo appena benedetto davanti alla statua del santo e lo si custodisce gelosamente, spesso legato al polso come un prezioso bracciale, per invocarne la protezione quotidiana per i prossimi 365 giorni.
E così la fiera ogni anno vede il concorso di tutto il paese: il gruppo parrocchiale, l’associazione Valliera 2000 e altri gruppi dove sono impegnati donne e uomini, giovani e adulti, ragazzi e qualche nonno perché la sagra è di tutti.

E’ nei volontari della pesca di beneficenza allestita nella cripta della chiesa con ricchi premi e tante “pipite”, come vengono chiamati di premi di rincalzo, per raccogliere fondi da destinare alle opere e attività parrocchiali. E’ nello stand gastronomico dove vengono sfornate e servite autentiche specialità culinarie del territorio: dalle pappardelle con ragù d’anatra al ragù di cinghiale, oppure le penne all’amatriciana o gli gnocchi. Il menù dei secondi è una lista di prelibatezze: dal piatto freddo al somarino con polenta spinata, dal baccalà rosso in umido al pollo alla griglia, dalla braciola alla salsiccia, dalle costine alla polenta salsicciata per arrivare alla regina dei piatti dello stand, ovvero la grigliata mista di carne. E i contorni sono un autentico carosello dell’ortolano con patatine fritte, fagioli, cipolla e pomodoro. Non possono mancare le piadine e gli hamburger arricchiti di fantasia. Quindi buon vino fresco bianco e rosso, birra, coca, acqua, il sorbetto e gli assaggi delle distillerie Mantovani. Allora i veri volti della fiera si incrociano tra i tavoli dello stand dove nessuno sembra preoccuparsi delle temperature africane o delle uniche presenze indesiderate, ovvero le zanzare. Ecco: persone del paese che si prendono la soddisfazione di “farsi servire” dai propri compaesani; compagnie di amici che vengono da fuori per trascorrere una serata in sana allegria; gruppi di parenti che si ritrovano anche una volta all’anno ma in questa occasione, almeno per una sera, smentiscono il detto popolare “parenti serpenti”; giovani che si organizzano per qualche goliardata.

Dalla regina dello stand al principe del ballo il passo è breve: il liscio, protagonista nell’arena sotto le stelle dietro la chiesa per danzare senza sosta fino alle ore piccole sulla piastra d’acciaio di 350 metri quadrati dove c’è posto per tutti. E così nella periodo della fiera, Valliera diventa la vecchia Romagna del Polesine con le principali orchestre che si esibiscono sul palco di San Rocco: questa sera Renza Glamour, domani Manuel Martini, martedì Ilaria Veronesi, nella serata di Ferragosto Daniela Nespolo per arrivare al gran finale di giovedì 16 agosto con Rossella Ferrari e i Casanova, immancabili a conclusione della fiera come la lotteria. Mentre i “grandi” ballano i piccoli possono divertirsi nel parco giochi, purtroppo mancherà la giostra perché le severe norme di sicurezza non consentono l’installazione. Allora si può vincere l’amarezza facendo sosta nella bancarella di Nando dei ciuci che ha la “medicina” giusta per tutti: per grandi e piccoli, senza badare in faccia a colesterolo e alle altre diavolerie che tormentano la vita quotidiana. E, come dicono, a Valliera: “San Rocco viene una volta all’anno”.

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