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La ricorrenza

Toni Cibotto, immortale della cultura

Corazzari: “La valorizzazione della sua produzione letteraria aumenterà negli anni”

Toni Cibotto, immortale della cultura

Un anno senza Toni Cibotto, ma la sua opera è per sempre. Esattamente un anno fa moriva Gian Antonio Cibotto, il cantore della cultura polesana, e non solo. A 365 giorni dalla scomparsa di uno dei più grandi uomini di cultura del Polesine il ricordo di Toni Cibotto è ancora vivo. Molte le iniziative, nel corso dei mesi scorsi, che hanno ricordato la figura e l’opera dell’uomo scomparso nella giornata di sabato 12 agosto 2017 all’età di 92 anni. E’ stata più volte evocata e valorizzata la sua produzione letteraria, la sua attività di critico letterario e teatrale, e di organizzatore di eventi culturali. Più volte, ed in più occasioni, i film e i documentari legati alla sua visione del delta del Po, del territorio polesano e della società così ben descritta in romanzi e testi. Ed altro ancora sarà fatto nei mesi e negli anni a venire.

L’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari, non esita definirlo “un grande nome della cultura del Veneto, non solo del Polesine. Le sue opere restano perle per tutti. La valorizzazione di quanto da lui fatto non finirà, anzi crescerà col tempo. Occorre dire che nel corso degli anni spesso non è stato dato il giusto valore alla sua figura di intellettuale e uomo di arte, cosa che invece, soprattutto dopo la sua scomparsa, è stata riconosciuta da tutti, ma proprio da tutti, sia a livello locale che nazionale e regionale. Lo stesso Per questo credo che la valorizzazione delle sue opere e di quanto hanno contribuito alla crescita del territorio non potrà che aumentare. Ed è probabile che nel giro di qualche tempo a lui saranno intitolati premi, riconoscimenti strade e tanto altro ancora.

Cibotto per anni aveva fatto parte del premio letterario Campiello, contribuendo in maniera decisiva a farlo diventare ai livelli attuali. Nei giorni successivi alla morte di Cibotto un commento particolarmente significativo era stato espresso dallo scrittore rodigino mattia Signorini: “Quando ci lascia uno scrittore come Gian Antonio Cibotto, l’unico modo di ricordarlo davvero è quello di andarsi a rileggere i suoi libri. I romanzi come ‘La coda del parroco’, ‘Scano Boa’, ‘La Vaca Mora’. O quello straordinario pezzo di giornalismo, come non se ne scrivono più, che è le ‘Cronache dell'alluvione’. Le sue pagine hanno le radici piantate a fondo nella storia del Polesine. Una lingua di terra magica e maledetta, un posto di confine, la parte meno conosciuta del Veneto. Campagna, fiume e, in fondo, il mare. Cibotto ha raccontato gli ultimi trasformandoli in epici eroi”.

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