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Il comitato pensa al 2020, è bufera

Infuriata Cristina Caniato che sbatte la porta: “Sono indignata, ma siamo fuori di testa?”

Il comitato pensa al 2020, è bufera

Più si avvicinano le Regionali del 2020, più aumentano gli appetiti per un seggio a Palazzo Ferro-Fini, una poltroncina che fa gola a molti.

Ambizioni e aspirazioni mascherate, ovviamente, dalle più altisonanti motivazioni ideali. Così come ha fatto il Comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Adria che nell’ultimo comunicato stampa si è lasciato sfuggire, o è stato fatto volutamente, un passaggio finale per niente equivoco: “Di rappresentanti che non sono in grado di tutelarci nelle diverse sedi istituzionali non sappiamo che farcene e, forse, è meglio cominciare a pensare di dare vita dal basso a un progetto di rinascita di questo territorio. E il 2020, per fortuna, si avvicina”.

Ma più di qualcuno non ci sta e nel movimento è bufera. Non ci sta Cristina Caniato, ex consigliere comunale grillina, la quale, senza tanti giri di parole, va dritta al cuore del problema. “Sto pensando che come membro di un comitato cittadino a-politico e super partes non posso accettare che attraverso un comunicato di chi in questo ambito ci rappresenta si esortino i cittadini, quindi anche me, a ‘pensare di dare vita dal basso a un progetto di rinascita di questo territorio’. Ma di che cosa stiamo parlando? Non credo che il comitato possa essere utilizzato da chicchessia a fini politici ed elettorali. Sono davvero e assolutamente indignata”.

Lunga e articolata la risposta del presidente Enrico Naccari, ma il passaggio centrale è il classico “tacòn peso del sbrego” (la toppa peggio del buco). Scrive: “Il nostro comitato ha gli strumenti statuali per gestire un’eventuale ‘discesa in campo’ di qualsiasi suo aderente, in particolare se l'interessato dovesse rivestire cariche direttive”. Ribatte Caniato: “Allora la cosa è ancora più grave di quello che pensavo, avrei sottoscritto la mia adesione a un comitato di cittadini che, a detta del presidente, ha gli strumenti statuali per gestire un'eventuale 'discesa in campo' di qualsiasi suo aderente”. E attacca: “Ma siamo fuori di testa!”, annunciando la decisione di lasciare il comitato.

Anche Simonetta Girardi non è d’accordo sulla piega che il comitato sta prendendo. “Sono stata tra le prime persone ad aderire – dice - quindi, dopo aver letto quest'ultimo comunicato, vorrei mi fosse spiegato esattamente il significato dell'ultima frase, dove si richiama il 2020. Anche se so benissimo a che cosa si riferisce tale data, non riesco a capire come metterla in relazione con l'attività del comitato attuale o di eventuali altri movimenti che possano costituirsi nel frattempo”.

Osserva a questo punto Manuela Melato, quasi a voler smascherare un’ipocrisia spesso malcelata: “La politica non è mai stata lasciata fuori: questo è stato alquanto lampante anche nella recente campagna elettorale”.

Più duro Paolo Baruffaldi, capogruppo della Lega. “E’ da molto – sostiene - che questi sfruttano le preoccupazioni dei cittadini sull'ospedale a fini politici ed elettorali: noi lo abbiamo sempre detto, mi fa piacere che anche altri lo abbiano notato”.

Allora Francesco Spinello, come a voler stemperare il clima, si rifà all’ironia di Giulio Andreotti quando diceva che “i comitati nascono verdi però con il tempo maturano e diventano rossi”.

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