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Si discute il piano sanitario: metà dei sindaci resta a casa

Cresce l’attesa e la preoccupazione in vista della riunione della quinta commissione regionale sulla sanità

Si discute il piano sanitario: metà dei sindaci resta a casa

Cresce l’attesa e la preoccupazione in vista della riunione della quinta commissione regionale sulla sanità che discuterà il Piano socio sanitario, ormai in fase avanzata di elaborazione. Sulla questione interviene il Comitato cittadino a difesa dei servizi socio sanitari dell’ospedale che nei giorni scorsi ha partecipato alla conferenza dei sindaci dell’Ulss 5 Polesana.

La conferenza porterà sul tavolo veneziano un documento che si propone di intervenire sul piano in itinere, per provare a porre rimedio al forte impatto negativo che alcune misure, presenti nel documento regionale all'esame, avrebbero sul territorio polesano, qualora l'attuale bozza fosse approvata sic stantibus rebus. “Il documento dei sindaci - osserva il comitato cittadino - è, a suo modo, coraggioso e tocca la maggior parte delle criticità che, in questi mesi, il nostro comitato ha messo in evidenza, prospettando, a suo tempo, anche ipotesi alternative di gestione dei servizi sanitari e sociosanitari, secondo noi, più idonee di quelle individuate dalla Regione a soddisfare le esigenze di un territorio unico sotto molti punti di vista, come il Polesine e, in particolare, il Delta. Quando l’iter del Piano sarà terminato, saranno discusse, tra ottobre e dicembre prossimi, le schede ospedaliere che conterranno tutti gli organici di ciascuna struttura sanitaria regionale, compresi, tra l’altro, il numero di posti letto e quello dei direttori primari”.

A questo punto il comitato esterna “un forte disagio nel rilevare la scarsa partecipazione dei primi cittadini alla riunione. Perché, nonostante la rilevanza e la sensibilità del tema trattato, erano presenti, a malapena, la metà dei sindaci dei 50 comuni della provincia. Questo, al di là delle solite bizzarre rassicurazioni fornite dal direttore generale sullo stato di salute della nostra sanità, è il dato rilevante. Ma come – si chiede il comitato - stanno dando vita a un documento che prova a salvare il salvabile dei nostri servizi sanitari e socio-sanitari, formulando proposte che, se verranno accettate, coinvolgeranno tutti i polesani e la metà circa dei sindaci non si fa vedere?”

Intanto, lo stesso comitato esprime forte preoccupazione per “l’impoverimento incessante della nostra struttura ospedaliera, che, pare, perderà un altro pediatra”. Problema non solo adriese, ma in quel caso mal comune non fa mezzo gaudio, anzi lo aggrava. “Infatti - rileva il comitato - dal resto del Veneto pervengono segnali poco rassicuranti, quando si sente dire che a Camposampiero il primario di pediatria se ne sarebbe andato perché il suo reparto ha perso altri tre medici specialisti, oppure che il reparto di pediatria di Chioggia sarebbe costretto ad appoggiarsi a una cooperativa di specialisti rumeni per garantire il servizio”.

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