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IL CASO

Signore e signori la ciofeca dell’anno

Scambiano un normale contratto pubblicitario per qualcosa che non ci è mai passato per la testa

Signore e signori la ciofeca dell’anno

ROVIGO - Ma di cosa stiamo parlando? Ieri mattina ho scoperto leggendo il Gazzettino che - testuale - alla Voce è stato affidato l’ufficio stampa del Comune di Porto Tolle, e che siamo diventati - altrettanto testuale - un “giornale portavoce”. Non solo, ho scoperto pure che “alle veline del Comune ci pensa un quotidiano”, che poi saremmo noi. Il tutto per 3mila 500 euro per quattro mesi. E qualcuno - oltre a chi ha scritto l’articolo - magari ci ha pure creduto, visto che l’Editoriale La Voce è stata costretta a inviare un comunicato di smentita (lo leggete a fianco) e il Comune di Porto Tolle ha dovuto fare altrettanto (lo leggete sotto) e a noi è stato inviato per conoscenza, tanti e tali sono i rapporti con quell’ente locale.

E non si può neppure definire una fake news, perché tutto sommato anche le fake sono frutto di studio e dunque hanno una loro dignità, che in questo caso non c’è.

E allora, come la chiamiamo? Io un’idea l’avrei: una ciofeca spalmata su due pagine di uno dei più storici giornali del nord Italia. Complimenti. Cosa è successo? Sarebbe stata sufficiente una telefonata (quella che chiedo sempre ai miei giornalisti di fare e che si chiama verifica) per scoprire l’arcano. Ogni giornalista (con o senza tessera) lo sa, e solitamente lo fa. La Voce e il Comune di Porto Tolle hanno stipulato con il nostro responsabile commerciale un contratto relativo solo ed esclusivamente alla pubblicazione di inserzioni pubblicitarie tabellari e di materiale a carattere pubblicitario in occasione della Fiera del Delta, della Fiera del riso e delle prossime iniziative di Natale. Insomma: il Comune di Porto Tolle ha accettato la nostra proposta per una pubblicità integrata (giornale, web, social e materiale pubblicitario, nello specifico un volantone di quattro pagine per il quale il Comune ha fornito testi e immagini). Valore del contratto: 3mila 500 euro. Senza, e ripeto senza, alcun coinvolgimento della redazione.

E qui mi sorge qualche dubbio (più di un dubbio, a dire il vero) sulla buona fede di quegli articoli spalmati su due pagine, non dimentichiamolo. Con 3mila e 500 euro, oltre a tutto questo La Voce farebbe anche da portavoce al Comune di Porto Tolle per quattro mesi? Ma per chi ci avete presi? Dai, non scherziamo. Magari a fare i portavoce dei politici (come ha fatto per anni il giornalista che ha scritto quegli articoli) si perde il rapporto con la realtà. Ci si ‘comunistizza’ nell’animo. Ma questi, in fondo, sono problemi suoi. Senza contare la dignità e la professionalità dei colleghi messa in dubbio; la chiara volontà di danneggiare un concorrente. E via di questo passo.

Ci saranno altre sedi per giudicare. Perché non finisce qui… E andiamo oltre. Perché su questa ciofeca, che ci crediate o no, è intervenuto - in forma anonima - anche l’Ordine dei giornalisti. Per dire cosa? Che indagheranno, che apriranno un fascicolo… Indagheranno su chi? Sulla cooperativa di giornalisti che edita La Voce? Sul direttore che sta scrivendo queste righe? E lo dicono prima ad un altro giornale che a noi? Dall’Ordine dei giornalisti, solitamente così sollecito nel dare ascolto alle proteste, neppure una telefonata preventiva. Del tipo: ma cosa state facendo? Anche a loro avremmo spiegato quello che abbiamo scritto sopra e che nessuno si è premurato di verificare. Spero che si tratti di una ciofeca nella ciofeca. Ma se fosse vero, lo ammetto, metterebbe una grande tristezza.

Ma poi è tutta questa vicenda che mette una grande tristezza. Non tanto per noi, che abbiamo le spalle larghe nonostante siamo gli ultimi arrivati, ma per la categoria dei giornalisti. E dunque per i giornali, che di questo passo rischiano di vedersela sempre più brutta. Sapete, un direttore solitamente non sa neppure quali siano le pubblicità che vanno sul giornale fino a quando, la mattina, non le vede sull’impaginato del giorno successivo. E deve essere così. In un giornale, il settore commerciale ha una sua vita; la redazione un’altra. I giornalisti fanno un lavoro; i pubblicitari un altro. E qui viene il sospetto che ci sia pure un po’ di malafede. Ma mi fermo qui. E spero di non doverci tornare. Nella mia carriera, anche a costo di discussioni di non poco conto (più altrove che qui) non ho mai voluto scrivere degli altri giornali. Semplicemente ho sempre pensato che non si debba fare. Vi fidereste mai di un medico che dice che il suo collega è un cane? Io no.

E sono sempre del parere che ognuno debba fare la propria strada. Oggi mi sono trovato a dovere rompere questo principio; questo patto con me stesso. Mi è costato fatica; mi ha fatto pure incazzare un bel po’ e non ho alcuna intenzione di farlo nuovamente. Forse La Voce dà fastidio a qualcuno? Può darsi. La Voce ha una sua linea editoriale e cerca di stare sul mercato come e meglio che può. La Voce ha creato dal niente (e di mio in questo non c’è nulla) una società che dà lavoro a giornalisti professionisti, grafici, impiegati, dirigenti oltre a tutto l’indotto. Non piace? Può essere. Ce ne faremo una ragione. Amen (avevo scritto requiescat… ma poi ci ho ripensato).

Con tanti saluti ai cazzari, i ciofecari, i presuntosi e a chi ci vuole male...

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