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Il caso

Mille modi per far fuori un velox

Ennesimo vandalismo in una sequenza di apparecchiature sfasciate, annegate, divelte e fatte esplodere

Mille modi per distruggere un autovelox. Non è un manuale per vandali, ma una summa di quanto avvenuto lungo le strade polesane negli ultimi mesi. Presi di mira i tanto odiati autovelox, che seminano limiti di velocità e multe per i furbetti dell’acceleratore. Flash fotografici e conseguenti verbali, che poi innescano vendette e rappresaglie nei confronti delle installazioni elettroniche che rilevano velocità e immortalano le auto che hanno trasgredito.

E allora si vede di tutto, velox incendiati, presi a picconate, divelti e scaraventati nei campi o dentro i canali. E ancora centrati con armi da fuoco, sradicati col trattore e bersagliati dalle molotov. Insomma in Polesine la rabbia antivelox assume molteplici forme. L’ultima è avvenuta lunedì scorso.

Ad Ariano Polesine i vandali sono entrati in azione attorno alle 22.45. Poco dopo quell’orario i vigili del fuoco sono stati allertati perché erano state avvistate le fiamme ai danni dell’autovelox installato sulla strada statale Romea, al chilometro 61, in direzione Venezia, nel territorio di Ariano Polesine. I vandali per non far spegnere le fiamme avevano accatastato addirittura degli pneumatici in modo da poter alimentare il fuoco.

Ma il velox mandato sul rogo (letteralmente) lunedì scorso è stato solo l’ultimo caso di rabbia sfogata contro i rilevatori di velocità installati sulle strade polesane. Solo pochi giorni fa a Frassinelle Polesine un vigile elettronico era stato divelto dalla sua sede lungo via Romana e scaraventato a mollo, all’interno di un fossato che corre lungo la strada. Andando più indietro, tra aprile e maggio 2017, il velox sulla strada tra Adria e Loreo fu scambiato per un bersaglio e centrato con colpi di pistola. Spari di una calibro 9 che lo misero fuori uso. Nel gennaio del 2011 a Porto Viro, sulla Romea, un velox posizionato da poco venne addirittura segato e ridotto in qualcosa che assomigliava a legna da ardere. E sempre a Porto Viro, nel 2014, due fratelli kosovari si scagliarono con calci e pugni contro un velobox, distruggendolo completamente. E come non ricordare, ancora nel 2014, le cosiddette “notti dei velox”, quando in pochi giorni furono fatti saltare i velobox da poco installati sulle strade di Pontecchio, Polesella e Crespino. Furono tutti rasi al suolo, anche con l’ausilio di trattori ed auto che, con apposite catene, sradicarono i box.
Le statistiche dimostrano che è il fuoco il mezzo preferito da chi odia i velox. Nel settembre 2013 due bottiglie molotov misero al tappeto il velobox di Palazzo Corni, a San Martino di Venezze. Nel giugno del 2012, a Pontinovi, Adria, in piena notte le fiamme divamparono sul velomatic. Sei mesi prima, sempre ad Adria, il velox sulla strada per Loreo venne incendiato pochi giorni dopo la sua installazione.
Ma la lista è lunghissima, a Villanova Marchesana nel novembre 2010 le fiamme hanno divorato l’impianto installato sull’Eridania. Un mese prima la stessa sorte era toccata, all’apparecchio sulla Regionale 88 a Lendinara; già vittima delle fiamme nel 2008. A Rovigo proprio nel dicembre 2008, il velox della tangenziale venne incendiato appena 24 ore dopo essere entrato in funzione. Nel marzo precedente era toccato all’apparecchio di via Amendola. E sempre a Rovigo, qualche anno fa, tutti i velobox di via Forlanini vennero sfasciati in poche settimane. Insomma strada che vai e modo per far fuori un velox che trovi.

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