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Il caso

Il mistero del cadavere senza testa

Da capire perché è mutilato. Il grande fiume ha restituito anche un altro corpo: è un anziano del ferrarese, ha percorso 40 chilometri in acqua.

Il mistero del cadavere senza testa

Un orrore che non si ferma nelle acque del Delta del Po. I due corpi ritrovati, la stessa sera, nelle diramazioni del Grande fiume, sono soltanto gli ultimi casi di ritrovamento di cadaveri.

Probabilmente le acque del fiume sul far della sera rallentano, si adagiano e consentono a tutto ciò che è immerso di venire alla luce. Sono ipotesi plausibili per poter riuscire a spiegare il doppio ritrovamento quasi contemporaneo. Il che fa pensare, addirittura, che il Po possa essere un grande cimitero. Ovvero, che, oltre ai corpi ritrovati (diversi dei quali non identificati con certezza), ve ne possano essere altri pronti a spuntare. Sempre che non finiscano inghiottiti dal mare per essere poi ritrovati chissà dove.

Per quanto riguarda i ritrovamenti di lunedì sera, oggi sono emersi ulteriori dettagli. Anzitutto, è stato identificato il cadavere ripescato a Corbola dai vigili del fuoco, ovvero il secondo corpo. Si tratta di un anziano che era sparito di casa, nella zona di Guarda Ferrarese, frazione nel territorio comunale di Ro Ferrarese.

Il corpo è stato avvistato circa due ore dopo il primo, intorno alle 21.15, in località Balottin, nel comune di Corbola. Immediatamente sono stati allertati carabinieri e vigili del fuoco e il cadavere è stato recuperato in località Mazzorno Sinistro, poco più in là.

Gli accertamenti di ieri hanno confermato che si tratta di un uomo in età avanzata. Era in buono stato di conservazione, anche questo a conferma del fatto che l’annegamento era recente. Il cadavere era privo di lesioni e segni di violenza, come evidenziato dagli accertamenti effettuati su disposizione dell’autorità giudiziaria. Quindi, potrebbe trattarsi di un gesto volontario.

Oggi è avvenuto il riconoscimento da parte dei parenti dell’uomo e il caso è stato risolto. Anche in questo caso, la salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Resta da capire con certezza cosa sia successo. Ma ciò che più sorprende, tuttavia, è che il cadavere abbia percorso, in poco tempo, circa 40 chilometri per poi essere avvistato nel Delta.

Quello che resta avvolto nel mistero, invece, è il primo ritrovamento di lunedì sera. Il corpo era stato avvistato intorno alle 19, nella zona di Ca’ Lattis, nel territorio di Taglio di Po, al confine con Porto Tolle: dal fiume è emerso un corpo che era ormai in avanzato stato di decomposizione e, addirittura, senza testa e senza avambracci. Immediato l’allarme lanciato alle forze dell’ordine da chi ha avvistato il cadavere. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco per il recupero della salma, nonché i carabinieri per i necessari rilievi.

Lo stato di avanzata decomposizione indica che era in acqua da diverso tempo. Il magistrato di turno ha disposto che il corpo (anzi, quel che ne resta) sia sottoposto all’autopsia e, mancando sia la testa che le mani, anche all’esame del dna, l’unica speranza di identificarlo cercando di risalire a profili di persone scomparse. Dunque, la parola ora passa al medico legale.

Il corpo è saponificato, il che indica che si trovava in acqua da diverso tempo. Quanto, sarà da stabilire con certezza. Di sicuro, si tratta di mesi. Non è stato nemmeno possibile arrivare ad identificare con certezza il sesso del cadavere, che è tutto ricoperto di muffe.

E la mancanza di testa e avambracci? Possono essere riconducibili al distacco dovuto alla decomposizione di nervature e arti. Anche se per ogni conclusione certa non resta che attendere l’esito dell’esame autoptico.

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