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In Duomo

Il vescovo striglia il Comune “Servono dei veri leader”

Tanti riferimenti alla città di Rovigo. E lancia un “commissariamento morale”

Il vescovo striglia il Comune “Servono dei veri leader”

 Da che pulpito vien la predica? Da quello più alto, parlando di autorità religiosa di Rovigo. E’ stato proprio il vescovo Pavanello a strigliare la giunta comunale rodigina. Una tirata d’orecchi per il sindaco Massimo Bergamin e la sua squadra, ma più in generale per la politica cittadina, pronunciata dal vescovo in occasione della festa di San Bellino in Duomo.

Certo il vescovo non ha attaccato direttamente le cose fatte, o non fatte, dall’amministrazione, ma le allusioni, i rimandi e i riferimenti sono stati colti da tutti. Compreso dallo stesso primo cittadino, uscito dalla chiesa scuro in volto.

E d’altra parte, basta leggere l’ultimo numero della Settimana, il settimanale diocesano, che riporta il testo ufficiale (senza le parole fuori programma) dell’omelia di monsignor Pierantonio Pavanello, dove si dice: “Non c’è futuro per una città dove sull’impegno e il confronto prevalgono la critica e la lamentela”. Parole pronunciate anche alla messa. E per chi ha avuto dubbi se il riferimento fosse o meno alla città di Rovigo, il vescovo ha aggiunto: “Anche la nostra città di Rovigo sconta il clima di timore e sfiducia che caratterizza la società italiana. La conseguenza è la crisi della partecipazione, in particolare in ambito politico e amministrativo”. E ancora: “I canali di partecipazione dei partiti politici appaiono incapaci di selezionare persone capaci di essere leader. Il compito della Chiesa è di promuovere un’idea condivisa del futuro di questa città”.

Il carico da novanta lo ha aggiunto parlando a braccio. E così Pavanello è partito dalla comunità nazionale, stigmatizzando quello che secondo lui non va nella gestione della cosa pubblica, per poi calare il ragionamento sulla “comunità locale” e su una città dove troppo spesso lamentele, conflitti interni e inefficienze danno al cittadino una sensazione di non governo. Certo, nessuno fra i politici si può tirare fuori: le allusioni saranno anche state generali, ma la citazione di “comunità locale” lascia spazio a pochi dubbi.

E sempre sulla Settimana e nell’omelia del vescovo si dice che “a partire da gennaio la consulta delle aggregazioni laicali offrirà alla città una serie di incontri di formazione sociopolitica dal titolo “Città e cittadini al cuore della democrazia”. Incontri che si terranno in Accademia dei Concordi e che a molti sono sembrati l’annuncio di una sorta di “commissariamento morale” dell’azione politica rodigina.

Su questa moderna lotta per le investiture tra potere religioso e potere temporale si innesta anche la polemica strisciante relativa alla messa della vigilia di Natale che solitamente il vescovo celebra alle 18 alla Rotonda per le autorità. Pare che quest’anno monsignor Pavanello sia restio ad officiarla per non correre il rischio che si trasformi in occasione per un interventi “politici” su come sia amministrata la città.

Insomma non siamo ai livelli di Don Camillo e Peppone, ma poco ci manca.

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