you reporter

Un giorno con...

"Mamma la vedo solo in treno"

Sara Cappellato la mattina va all'università, poi dedica il pomeriggio e la sera al basket. “Nei miei diversi ruoli della giornata porto con me determinazione e fragilità”.

"Mamma la vedo solo in treno"

Se dovessi descrivere Sara in una parola la definirei una “mediatrice”. Nella sua giornata, dalle 6 del mattino alla mezzanotte questa parola risuona come guida in ogni scelta. Una mediazione continua fra i propri bisogni, il tempo a disposizione e i vari impegni che obbligano scelte.

La sveglia suona alle 6, giusto il tempo di una colazione veloce ed esco di casa. La prima ora della giornata passa troppo velocemente, vorrei poter fermare il treno. L’unico momento in cui riesco a parlare con mia mamma. Il viaggio in macchina da Costa fino a Rovigo, l’attesa del treno e il tragitto fino a Padova mi sembrano dei luoghi protetti dove il suo abbraccio e qualche confidenza mi fanno per un attimo perdere il controllo su tutto ciò che mi circonda.

Il sentirsi amata, supportata da qualcuno è una certezza per chi ha una vita impegnativa e deve ricevere l’appoggio dalle persone più vicine. Tornando a casa tardi la sera, cerco di godermi i momenti della colazione insieme a mio padre e il viaggio in treno insieme a mia madre: sembriamo quasi delle amiche.

Nel primo pomeriggio rientro a Rovigo, con ancora i libri universitari nello zaino vado ad allenare la squadra del minibasket. Qui non serve nessuna teoria speciale, ma una connessione empatica con le bambine che con grande entusiasmo ed energia appena mi vedono mi abbracciano!

In quel momento non mi domando il perché sia qui, perché non sia a casa a riposare. Nel contatto con loro ritrovo le conferme al mio impegno. Non mi accorgo del tempo che passo ad allenare che è già ora di salutare i genitori, terminare le ultime preparazioni atletiche e cambiarmi.

In 10 minuti devo passare dall’essere allenatrice a vestire i panni del capitano della mia squadra, Serie B Rhodigium Basket. Da quest’anno le mie compagne e l’allenatore mi hanno scelta in questo ruolo che ricoprirò fino a fine stagione. Un compito delicato di responsabilità soprattutto per la mediazione fra tutte le parti. Dialogo con l’allenatore, con la società, con l’arbitro, con le mie amiche, che, in campo diventano giocatrici al mio stesso livello.

Il racconto completo sulla Voce in edicola domenica 2 dicembre.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

speciali : meraviglie del delta
Speciali: energia

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl