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Legge di bilancio

Il ginepraio reddito di cittadinanza

Perplessità su una misura che appare sempre più complicata: chi fa cosa? Chi controlla, chi coordina?

Il ginepraio reddito di cittadinanza

Un ginepraio. Peggio, un labirinto capace di far impazzire chiunque, pieno di dubbi, variabili, perplessità, contraddizioni e spunti che definire astrusi è poco.

Il reddito di cittadinanza non è ancora uno strumento operativo, anche se inserito nella legge di bilancio, ma giorno dopo giorno appare come un intrico di norme che difficilmente riusciranno a trovare una loro omogeneità. In poche parole un caos. E infatti ieri il tema è stato ancora rimandato nell’agenda del consiglio dei ministri, evidentemente anche loro faticano a tenere il punto.

Da giorni ai patronati dei sindacati, ai Centri per l’impiego e all’ufficio Inps di Rovigo disoccupati e precari stanno cercando informazioni e chiarimenti.

Ma le risposte che si sentono dare sono sempre, più o meno, le stesse: “Ancora non si sa”, “Bisogna aspettare”, “E’ complicato”. E il labirinto non si risolve.

Negli ultimi 10 giorni solo al Caf della Uil di Rovigo una trentina di persone si sono rivolte, di persona o telefonicamente, per sapere come muoversi. Ottenendo però un niente di fatto. Ma solo perché per ora tutta la questione del reddito di cittadinanza, voluta dal governo legastellato, è totalmente generica.

Anche agli uffici Inps di Rovigo, in piazza Cervi, da giorni si susseguono le richieste per il sussidio di cittadinanza. Fatte sia da chi è realmente interessato a beneficiare della somma “assistenzialistica”, sia da chi chiede informazioni per semplice curiosità, o magari perché “non si sa mai”. Ma anche in questo caso le risposte sono di attendismo.

Perché i dubbi e le perplessità sull’argomento anziché diradarsi stanno lievitando. la procedura prima di tutto, all’Inps fanno notare non c’è ancora una nota che spieghi come fare. Per avere qualche elemento di certezza occorrerà attendere non solo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale (dopo l’ok del Consiglio dei ministri) e poi una circolare applicativa per definire gli aspetti operativi. Per ora, però, buio totale. E poi non sono ancora stati chiariti ruoli e compiti: chi fa che cosa? Di sicuro l’Inps sarà l’ente erogatore dei sussidi, come avviene già ora con pensioni e altri sussidi, ma chi dovrà decidere chi sono gli aventi diritto? “Non crediamo saremo noi”, si lasciano scappare all’Inps. E chi, allora? I beneficiari saranno individuati attraverso una serie di parametri, dal reddito Isee al quoziente familiare, dalla residenza in Italia per 10 anni, alla disponibilità ad accettare un impiego. Tutti fattori che dipendono da vari enti e istituzioni. Servirà quindi una sorta di interfaccia a più facce, insomma nuove complicazioni. In campo ci sono, o dovrebbero esserci, l’Inps, i patronati dei sindacati, i Comuni (per l’imponibile dei cittadini), l’Inail, i Centri per l’impiego, l’ispettorato del lavoro. Come coordinare l’attività di tutti questi soggetti? Ci sarà una sorta di cabina di regia?

E ancora: chi dovrà stabilire che una persona, potenzialmente beneficiaria del reddito, ne abbia davvero diritto? Il tutto sulla base di calcoli di reddito, quoziente familiare, figli a carico, titolarità di uno o più immobili. E chi potrà mai verificare che l’avente diritto si attivi realmente per cercare occupazione? Chi controllerà che possa accettare una proposta di lavoro entro un determinato raggio chilometrico (prima 100 chilometri, poi 250, e così via) o che le abbia rifiutate tutte. Ecco allora che il ginepraio difficilmente sarà districato nei tempi fissati dal governo, ossia per la fine di aprile.

Per non dire, poi, del combinato disposto con l’assegno di disoccupazione. In base alla prima bozza il reddito di cittadinanza è compatibile con l’assegno di disoccupazione (a favore di chi perde il lavoro), ma fino a che importo? Spesso l’assegno di disoccupazione è più elevato, nell’ammontare, di quello che si stima possa essere il sussidio di cittadinanza medio, quindi occorrerà lavorare di calcolatrice per sommare o sottrarre? Oppure ne avranno diritto solo alcune categorie di lavoratori, o ex lavoratori? Alla fine per ora occorre fare come dicono gli addetti di uffici Inps e sindacati: “Non ci resta che attendere”. Roberto Benigni e Massimo Troisi, invece, nel loro celebre film, più appropriatamente si limitavano ad un “Non ci resta che piangere”.

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