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Le ostriche rosa nel menu di Alessandro Borghese

Chef Borghese si è innamorato della “perla del Delta” di Alessio Greguoldo: "Prima l'ha inserita nel cenone di capodanno, ora è fissa nel menu del suo ristorante"

Le ostriche rosa nel menu di Alessandro Borghese

Le ostriche rosa Tarbouriech della Sacca di Scardovari, le “perle del Delta”, sono state inserite da chef Alessandro Borghese non solo nel menu di capodanno, ma pure stabilmente nella carta del suo ristorante “Il lusso della semplicità” di Milano. Un altro grande risultato per Alessio Greguoldo, che gestisce gli impianti e il sistema di produzione a energia pulita dell’ostrica rosa nella Sacca, con grande caparbietà e sapienza, grazie al supporto del Consorzio Pescatori di Scardovari.

“Dopo la puntata di ‘4 Ristoranti’ sono stato contattato dal manager del ristorante di chef Borghese, su richiesta dello stesso che si era innamorato della mia ostrica e la voleva nel suo menu di capodanno - racconta Greguoldo - inoltre la voleva poi mantenere nella carta per eliminare, mano a mano, le altre ostriche. Borghese spinge molto sul chilometro zero e ha voluto la mia ostrica”. Così, qualche settimana dopo la registrazione della trasmissione, Greguoldo è andato a Milano, nel ristorante di Borghese. “Era il 10 novembre, sono arrivato nel suo ristorante e mi ha parlato del menu di capodanno - prosegue nel racconto - voleva capire da me quale delle ostriche rosa inserire nel suo menu, e alla fine l’accordo è stato per la calibro 3”. Greguoldo spiega che ci sono cinque calibri, ovvero grandezze, in cui sono suddivise le sue ostriche rosa. “La calibro 3 è una via di mezzo, dipende dal peso, siamo dagli 85 ai 100 grammi circa - precisa - la cinque è la più grande, la 1 la più piccola. E da quel giorno è nata la nostra collaborazione, fra l’altro l’ha ‘celebrata’ con un post sui social in cui si è messo una parrucca rosa davanti all’ostrica”.

Chef Borghese è però l’ultimo in ordine di tempo tra i cuochi italiani che ha scelto la “perla del Delta”. “I Pozzo, proprietari dell’Udinese, l’hanno voluta per forza nel ristorante all’interno della ‘Dacia Arena’ - racconta - siamo nella Langosteria di Milano, Il mare di Guido dei fratelli Raschi che si trova anche a Fico, al Baccano di Roma dove l’abbiamo presentata in anteprima, ma pure nelle carte di moltissimi ristoranti stellati, Il Porticciolo di Gianfranco Pascucci e da Pinchiorri a Firenze per citarne un paio”. La produzione, però, soddisfa per ora solo il mercato italiano e una piccola parte di quello francese. “Ma la prossima settimana inizieremo l’ampliamento dei nostri impianti che ci consentirà nel 2019 e nel 2020 di avere una maggiore produzione - conclude - sempre con il sistema innovativo a impatto ambientale zero che funziona con energia prodotta da fotovoltaico ed eolico, controllato da remoto. Un sistema francese che ha due brevetti internazionali”. “E' comunque il Consorzio cooperative pescatori del Polesine che ha i titoli delle concessioni, la casa madre dove passa tutto il nostro prodotto, insieme alle cozze e alle vongole del territorio - conclude Greguoldo - Consorzio che mi ha sostenuto molto quando siamo partiti”.

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