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Il Pd ribalta la linea dei suoi sindaci

Il partito si spacca per l’ennesima volta. Ed ora anche Fi e Lega devono rivedere i piani

Il Pd ribalta la linea dei suoi sindaci

Colpo di scena al Pd. Salta il listone unico col centrodestra e fa corsa nel quadro del centrosinistra. E cosa c’è di strano verrebbe da chiedersi? Con chi dovrebbe fare una corsa elettorale il partito dem? Eppure la direzione provinciale ha deciso di non aderire all’accordone col centrodestra quando ormai sembrava tutto definito, messo in un documento con la firma di una decina di sindaci e amministratori dem, e con la lista per l’elezione del consiglio provinciale già pronta. Restavano da scegliere solo i tre nomi da inserire fra i 10 candidati per palazzo Celio (si vota il 3 febbraio). Invece a sorpresa la posizione dei sindaci dem, guidati dal vicesegretario Leonardo Raito è stata bocciata dalla direzione che ha deciso di provare a fare corsa separata, con un classico duello bipolare tra centrosinistra e centrodestra. I tempi per fare una lista ora sono davvero ristretti, dato che le candidature vanno presentate entro le 12 di lunedì. E saranno ore di telefonate, trattative, scontri per cercare di recuperare la situazione. Con parte del Pd che non rinuncerà al tentativo di non sconfessare la linea dei propri sindaci

Ma intanto il Pd è riuscito a spaccarsi ancora una volta, a farsi del male in modo plastico dando nuovi argomenti a chi sostiene che i dem polesani siano irrimediabilmente divisi correnti o tribù. E il caos potrebbe anche aumentare se i sindaci dovessero decidere di andare comunque avanti per la strada che era stata scelta nei giorni scorsi, e quindi fare squadra col centrodestra in antitesi ad una lista targata Pd e centrosinistra.

Succedono davvero cose strane in casa dem. Due giorni fa sembrava tutto delineato con i sindaci che l’avevano spuntata su chi riteneva più opportuno fare corsa in opposizione a Fi e Lega. Ma ieri ha avuto la meglio chi sa giocare con numeri e votazioni. In direzione si sono presentati solo 11 componenti su 20, in gran parte dell’area Romeo. E così la linea del listone propugnata da Raito non ha sfondato. Mentre a sostenere la corsa bipolare sono intervenuti in diversi, da Julik Zanellato a Nadia Romeo (nella direzione precedente il tema era stato sollevato da Filippo Silvestri). Lo stesso Angelo Zanellato ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, sostenendo che l’idea migliore sarebbe stata la corsa in autonomia, ma che occorreva rispettare il volere dei sindaci. Alla fine però alla prova del voto ha vinto la linea della corsa solitaria con 8 voti a favore, un contrario e due astenuti. A far pendere il piatto della bilancia la presenza di molti esponenti dell’area Romeo, contraria al listone. Alla direzione assenti, o silenti, diversi big del partito. Un altro aspetto che accende la spia rossa sulla situazione del partito, in cui ora il segretario Traniello Gradassi, prima contrario al listone, ma che poi aveva dato corso alle preferenze dei sindaci (loro dovranno votare il 3 febbraio), si trova in forte imbarazzo (al voto si è astenuto).

Ma il peggio potrebbe ancora arrivare per il Pd, dato che lo scontro fra le correnti interne e ancor d più fra amministratori e area Romeo, potrebbe ora riesplodere più forte che mai. Julik Zanellato, uno degli sponsor della lista unica, sottolinea che “il partito ha deciso, non credo che qualche sindaco o amministratore possa non tenerne conto. La linea politica la traccia la direzione, che ieri si è espressa”. Per compilare una lista di 10 candidati (e 32 firme) entro domani occorrerà fare le corse. Un lavoro che non vedrà molti sindaci in prima linea, come spiega Antonio Bombonato, di Costa: “Avevano definito un percorso, con tanto di documento. In un organismo di secondo grado non ha senso andare contrapposti. Invece una parte della direzione ha deciso così, facciano pure. Io ho una sola parola, e non cambio idea a causa di chi è bravissimo a fare giochetti, ma poi le elezioni non le vince”.

Ora però, se il Pd non farà retromarcia, anche il centrodestra e il presidente Ivan Dall’Ara dovranno rivedere i loro piani e ridefinire una lista non più unitaria. Senza contare che anche Fratelli d’Italia domani potrebbe presentare un proprio schieramento.

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