you reporter

POLITICA

Crisi di giunta, situazione kafkiana

Gli alleati vogliono lo "scalpo" di Gibin e Duò. Presenza Cristiana vuole Saccardin ai Lavori pubblici. Obiettivo Rovigo fuori dalla maggioranza

Crisi di giunta, situazione kafkiana

Non ci sono i numeri per far cadere l’amministrazione Bergamin, ma non ci sono nemmeno i numeri per tenerla in piedi. I bene informati a Palazzo Nodari la definiscono senza mezzi termini una “situazione kafkiana”, che a occhio e croce nemmeno durante questo week end si evolverà nella mente di Massimo Bergamin. E vi spieghiamo perché.

Intanto in un documento scritto Presenza Cristiana (che in consiglio conta due voti) e ha sempre giurato fedeltà al sindaco, è pronta a tradire “prima che il gallo canti tre volte”, se l’assessore Gianni Saccardin verrà spostato dai Lavori Pubblici. Settore in cui non lo vogliono più vedere né i leghisti, né gli azzurri.

Luigi Paulon, invece, avrebbe bussato alla porta di Paolo Avezzù per chiedere copertura e rimanere nella squadra. Se anche Alessandra Sguotti, scaricata da Forza Italia, Susanna Garbo e Stefano Falconi sono “untouchables”, il film sarebbe come riavvolto. E non sta più bene al resto della maggioranza.

Non solo: Forza Italia e Lega hanno chiesto chiaramente al sindaco lo “scalpo” di Alessandro Duò, presidente di Asm Spa e Ivano Gibin, amministratore delegato di Ecoambiente, due uomini molto legati al sindaco. E qui la trattativa diventa impervia come scalare l’Himalaya, perché questo è un punto di non ritorno per i compagni d’avventura di Massimo Bergamin, che si vada o meno dal notaio.

A proposito di dimissioni di massa, Piergiorgio Cortelazzo, commissario provinciale azzurro, ha assicurato che nella sua famiglia non si fa, è considerato scorretto, ma in famiglia, si sa, ci sono sempre gli scapestrati. In questo caso sono incarnati da Carmelo Sergi, Paron (junior o senior è praticamente la stessa cosa) e Paolo Avezzù, i quali con tutte le critiche fatte all’amministrazione Bergamin hanno detto - nelle segrete stanze - che non rientreranno in maggioranza, non è più una questione di ruoli e di poltrone.

Venerdì sera in 10 hanno bussato alla porta del notaio Amerigo Santoro. C’erano Giorgia Businaro, Nello Chendi, Nadia Romeo e Mattia Moretto del Pd; i tre della lista Menon; Daniela Goldoni e Alberto Borella e infine Francesco Gennaro. Andrea Borgato era assente giustificato, andrà a firmare domani. Latitano Matteo Masin, interessato a portare a casa il bilancio, Antonio Rossini, Matteo Zanotto (ex leghista), Simone Dolcetto e Ivaldo Vernelli. Ma in ogni caso non si arriverebbe a 17, il numero giusto per le dimissioni di massa. In questa situazione kafkiana, appunto, c’è un’opposizione che non si mette d’accordo nemmeno sulla mozione di sfiducia, presentata da Ivaldo Vernelli. Se non si presenterà domani o massimo martedì, non ci sarà il tempo tecnico per convocare un consiglio comunale ad hoc e decidere di andare tutti a casa prima del 24 febbraio. Questa è una dead line per andare al voto a maggio.

Altrimenti si andrebbe di commissariamento per un anno, con la conseguente semiparesi amministrativa e politica della città.

Pare che anche sulla mozione di sfiducia ci sia una discussione in corso e un’apertura a limarla per renderla appetibile ad alcuni consiglieri di maggioranza.

In questo quadro angosciante da dramma teatrale, il sindaco Massimo Bergamin continua a temporeggiare e a spostare il discorso sul futuro di Rovigo: ci sono 4 milioni di bilancio da spendere per il prossimo anno. Solo che con le squadre in campo, la posta non la vuole mettere in gioco nessuno. E nessuno vuole darla in mano a un altro croupier.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

Speciali: energia
speciali : meraviglie del delta

Notizie più lette

Anna Tatangelo arriva a Rovigo
Domenica alla Fattoria

Anna Tatangelo arriva a Rovigo

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl