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Vai avanti te che a me...

Il paradosso della crisi di giunta a Rovigo: il sindaco Bergamin chiede i nomi per la nuova giunta, ed è corsa a tirarsi indietro

Vai avanti te che a me...

Massimo Bergamin, sindaco di Rovigo

Una crisi politica così non l’avevamo proprio mai vista. Il sindaco, sicuro di venirne fuori, dopo avere azzerato la giunta oramai due settimane fa, ha chiesto ai partiti di maggioranza di indicare i nomi dei nuovi assessori.

Forza Italia per il momento gli ha risposto picche: troppi i punti neri e i dubbi ancora irrisolti, dalla svolta richiesta per le partecipate alle deleghe su cui si rincorrono i veti. E dal tavolo è subito scomparso il nome di Cristina Folchini (presidente di Asm Set) e pure quello d Andrea Bimbatti è stato congelato.

Poi, c’è il dubbio sulla tenuta della maggioranza: ma oggi Massimo Bergamin avrebbe i numeri per tirare avanti? Gli azzurri hanno dei dubbi. I leghisti tacciono. Ma fra i distinguo non si parla più di Aretusini come assessore. E neppure del capogruppo Benetti.

I centristi non pervenuti, ma si guardano bene dall'avanzare candidature.

Tutto è fermo, e la crisi resta ingessata. C’è il giallo dei possibili assessori: in molti fra i papabili fanno sapere di meditare un passo indietro, visti i rischi di bruciarsi per il presente ma anche - e soprattutto - per il futuro.

Restano in campo solo gli assessori uscenti Saccardin e Sguotti (ma per il primo è scattato il veto alla delega ai Lavori pubblici e al Patrimonio, mentre verso la seconda si è alzato un muro di "no").

E le defezioni, almeno sulla carta e via telefono, fioccano. Sì, una crisi così, con la fuga dalle poltrone, non l’avevamo proprio mai vista...

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