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La storia

Elena ha vinto la partita più dura

L'emozionante racconto della ragazza, 33 anni, madre di una bimba e della sua lotta contro il tumore

Ha giocato la partita più importante della sua vita. E ha vinto lei. Ha studiato l’avversario e l’ha battuto.


La pallavolista Elena Milani, originaria di Taglio di Po, non dimentica il tumore che l’ha colpita alcuni fa. La ragazza, oggi 33enne, è riuscita a guarire e in occasione della Festa della donna lancia un messaggio di speranza a chi sta attraversando lo stesso calvario. Lo sport ha giocato un ruolo fondamentale per Elena. Il racconto parte delle origini.

La giovane cresce nel florido vivaio della Virtus Taglio di Po, allenata dall’indimenticato professor Zanella. La palleggiatrice poi affronta numerose avventure sportive e nella stagione 2010-2011 inizia la preparazione con la Bvs (Volley femminile Serie D).

Arrivano i primi, preoccupanti, segnali: “Le avvisaglie sono iniziate nell’agosto 2010. Avevo un senso di soffocamento, stavo disputando la preparazione estiva - dice la bassopolesana - sotto sforzo diventavo viola in faccia, entravo in apnea. Mi sono sottoposta ad una serie di esami per sapere se c’erano problemi di tiroide, i linfonodi sul collo erano gonfi. Dai primi esami non risultavano problemi. Dopo una visita specialistica con la dottoressa Paolini, a Rovigo, ho fatto una tac a Porto Viro ed è stata evidenziata una massa che era al centro del petto e ostruiva la vena che portava l’ossigeno a tutto il corpo”.


Ottobre è un mese che Elena non scorderà mai: “L’11 ottobre 2010 ho affrontato l’intervento per togliere il linfonodo al collo, il mio era un linfoma di Hodgkin, la massa non era operabile. Hanno tolto il linfonodo, fatto la biopsia e confermato la diagnosi”. La ragazza ha una data ben impressa in mente: “Il 26 ottobre è cominciata la mia nuova vita. E’ iniziato il ciclo di chemioterapia. Dovevo fare 12 sedute”.


E qui accade l’inaspettato colpo di scena, come rivela Elena: “Dopo otto terapie il tumore era quasi sparito, è stato un miracolo. Con la chemi-terapia il cancro era stato praticamente debellato, poi mi sono sottoposta a 15 cicli di radioterapia”.

Oltre alle conseguenze sul piano fisico, il tumore rivoluziona l’aspetto emotivo. Ma Elena, forgiata da uno spirito positivo, ha affrontato il male senza paura e si è affidata allo sport: “Quando l’ho saputo, non ho mai pensato che qualcosa potesse andare storto. Ho cominciato a praticare pallavolo all’età di sei anni. L’ho vissuta come una partita, la più importante della mia vita”.

La ragazza utilizza parole forti, che fanno venire i brividi: “Non ho mai preso in considerazione l’idea che potessi morire. Poi, quando il peggio è passato, quando i dottori mi hanno detto che ero fuori pericolo, ho realizzato meglio quello che mi è successo”.


Elena effettua un paragone con il ruolo da pallavolista. “Sono una palleggiatrice. Difendo, smisto, capisco i compagni di squadra e sfrutto al meglio i palloni. Studiare l’avversario è stato fondamentale, mi sono informata sul linfoma e i rischi che correvo. Ero preparata ad affrontare quello che mi stava succedendo. Ho seguito i consigli dei dottori, come quando, preparando le partite, ascoltavo i suggerimenti dei miei allenatori”.


Il calvario finisce a marzo 2011. “Continuo a fare controlli, una volta all’anno, devono passare dieci anni dall’intervento per essere considerati guariti completamente” , racconta.


Adesso la ragazza di Taglio di Po gioca a pallavolo, ad Adria, a livello amatoriale.

Nella vita e nello sport lei ha vinto, il male è stato sconfitto. L’ultimo fischio di una storia a lieto fine.

Sulla "Voce" di sabato 9 marzo l'articolo completo.

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