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“La Brexit a me non fa paura”

L’uscita dall’Europa non spaventa il giovane ingegnere: “Ho già ottenuto il passaporto”

Brexit, il danno c’è ma non fa male

A Londra da tanti anni, Stefano non ha paura della Brexit. E anche se regna ancora l’incertezza sul futuro, per chi come lui ha intrapreso la strada del trasferimento nella capitale inglese per lavorare diversi anni fa, non dovrebbero esserci problemi.

Stefano Quintavalle, 37 anni, ingegnere polesano, vive a Londra da 10 anni e ha già ottenuto il doppio passaporto. “Chiaramente se ne parla tutti i giorni e se le notizie arrivano anche in Italia, figuriamoci quanto se ne scrive da queste parti - spiega Quintavalle - Diciamo che nessuno sa bene cosa succederà dopo il 29 marzo, che dovrebbe essere la data dell’uscita dall’Europa, anche se sembra verrà chiesto il rinvio. Io personalmente dopo il referendum ho fatto il passaporto britannico ma avevo già intenzione di farlo. Ci ho messo un po’ perché bisognava compilare diverse carte ma ora sono cambiate le regole ed è stata creata una app per chiedere il permesso di soggiorno che semplifica notevolmente le cose. Basta registrarsi e dopo mezz’ora già ti arriva il permeso, ovviemente se hai le carte in regola”.

“Sinceramente non ho colto grande apprensione anche negli altri stranieri che lavorano qui perché alla fine, se lavori bene, anche se sei qui da meno di cinque anni le aziende sono pronte a farti da sponsor per il permesso e non verrai certo cacciato”, continua l’ingegnere polesano.

Su quello che avverrà dopo l’uscita, sempre se l’uscita poi ci sarà davvero, nessuno sa ancora nulla.

“Nessuno sa dirci cosa succederà, ma per il momento non è successo il cataclisma che molti si aspettavano - commenta Quintavalle - Diciamo che mentre prima qui l’economia era una Ferrari che viaggiava liscia in autostrada, ora c’è stato sicuramente qualche rallentamento. Il mercato immobiliare che era sempre in crescita ora è fermo. Sono rallentati anche i lavori per l’alta velocità ma credo solo per il fatto che il governo era impegnato con le trattative per l’uscita dall’Europa. In ogni caso, nonostante il leggero rallentamento dell’economia qui si sta ancora bene, molto meglio che in altre parti d’Europa, Italia compresa. Ci sentiamo dopo la Brexit, se ci sarà, e vi saprò dire se cambierà qualcosa. Per ora non mi preoccupo”.

La premier britannica Theresa May ha ottenuto due giorni fa il via libera della Camera dei Comuni sulla sua terza mozione che prevede il rinvio della Brexit. La data fissata per l’uscita, infatti, è vicinissima, troppo per un Paese che non ha ancora trovato l’accordo di “divorzio”. La mozione approvata incarica la premier di chiedere alla Unione europea un’estensione dell’articolo 50, ovvero del meccanismo, istituito dal Trattato sulla Unione europea, che disciplina l’uscita di uno stato membro dalla Ue.

Per il momento il futuro della Brexit dipende dall’accordo tra Londra e l’Unione, già respinto due volte dai parlamentari britannici. La proposta dovrà essere rivotata il 2o marzo. Se i parlamentari l’approveranno il governo chiederà di rinviare l’uscita dell’Europa al 30 giugno; altrimenti, con il voto contrario, il governo dovrà chiedere una estensione ancroa più lunga. Sempre se verrà concessa.

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