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C’era una volta la disco

Le luci “strobo” si sono spente

Il declino delle sale da ballo: “Uccisi da crisi e smartphone”. I Ferrari, re della dance: “Dal Popsy allo Studio, le nostre serate tra Vasco e ballerine”.

Le luci “strobo” si sono spente

Millecinquecento (e più) persone ogni sera, dalle 21.30 e fino a notte. In cartellone, nomi di grido del panorama musicale italiano e non solo: da qui sono passati Vasco Rossi e i Rockets, con i loro raggi laser che sembravano usciti da un film di fantascienza, ma anche Alan Sorrenti e Fred Bongusto.

C’erano una volta le discoteche. E Arquà Polesine, all’epoca, era un nome segnato in rosso sulle mappe del divertimento di mezza Italia. “Al Popsy prima e al Maskò dopo veniva gente da Bologna, da Rimini, persino dal Mugello, in Toscana. Formidabili quegli anni”, racconta Gaudenzio Ferrari, per tutti Enzo, il re delle disco made in Polesine.

E adesso? “La discoteca così come la conoscevamo è finita, non ha futuro. Adesso non c’è più nulla. Ma non lo vedete che alla sera non c’è più nessuno in giro? Siamo tutti chiusi in casa, attaccati alla play station. E anche quando usciamo, abbiamo occhi solamente per il cellulare. Ma che divertimento è questo?”, si sfoga Ferrari.

Eppure Popsy, Maskò e Studio 16, tra Adige e Po, sono stati luoghi mitici per intere generazioni. “Sì, abbiamo fatto davvero una cosa enorme, di tendenza. Del Maskò, all’epoca, ne parlava mezza Italia”, dice ancora Ferrari. La nuova denominazione del mitico Popsy è scattata nel 1987: “Facevamo cinque serate a settimana. La domenica pomeriggio finivamo alle 19 e alle 21.30 si iniziava già con la serata. Nel 1991 siamo stati i primi a lanciare i balli latinoamericani: abbiamo dovuto fare persino un palco esterno, nel parcheggio, dove si esibivano ballerine brasiliane con costumi e piume. Tutti i maestri di ballo di oggi hanno mosso i primi passi lì, abbiamo fatto epoca e tendenza”.

Negli ultimi anni, però, il declino. “Colpa della persecuzione subita dalle discoteche in tutta Italia: siamo stati criminalizzati, sottoposti a controlli continui, quasi nauseanti”, dice Enrico Ferrari. A dare la mazzata finale alla discoteca, anche la crisi economica degli ultimi anni. Ma che notti, quelle notti.

Il servizio completo sulla Voce in edicola martedì 19 marzo.

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