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TRIBUNALE

Accusato di maltrattamenti, assolto. "Andava in terapia di coppia"

La difesa aveva spiegato come, a suo avviso, mancasse la volontà di nuocere ripetutamente alla vittima

Spaccio di droga, nove condanne

Assoluzione: questa la decisione del giudice

Manca la "coscienza e la volontà di persistere in una attività vessatoria già attuata in precedenza e idonea a ledere la personalità della vittima". Questa l'argomentazione "regina" sollevata dall'avvocato Paola Malasoma, di Rovigo, in un processo per maltrattamenti per episodi che si sarebbero verificati in un paesino dell'Altopolesine, tra 2013 e 2014.

Imputato il marito, parte offesa la moglie, costituita anche parte civile, con la richiesta al giudice di disporre un risarcimento da 50mila euro per i danni che avrebbe subiti. Argomentazione che pare avere fatto presa sul giudice, dal momento che è stata disposta l'assoluzione perché "il fatto non costituisce reato". Per conoscere, comunque,, le motivazioni precise di questa decisione, sarà necessario attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

Secondo le contestazioni, il marito, in alcune occasioni avrebbe aggredito fisicamente la donna, con schiaffi, pugni in testa, "prese" al naso. In alcuni casi sarebbero state provocate, alla vittima, anche lesioni, per quanto lievi. Inoltre, non sarebbero mancate offese, ripetute. Tutti elementi che, assieme, avrebbero fatto insorgere - secondo l'accusa - nella donna gravi stati di ansia, sino ad arrivare anche a un ricovero, voluto da lei, in Psichiatria, proprio per cercare di lenire questa agitazione e tensione che provava.

Nel corso del dibattimento, l'avvocato Malasoma ha esaminato, come teste, anche una terapeuta, che aveva seguito, per alcuni incontri, la coppia. Ha spiegato come, a suo avviso, in entrambi vi fosse la volontà di riprendere un rapporto che si era andato via via deteriorando nel tempo. "Mi dicevano - ha spiegato al giudice - che la loro intenzione era quella di tornare a essere la coppia di prima, di quando si erano conosciuti". E' anche su questo, quindi, che la difesa ha battuto, per sostenere come, da parte dell'imputato, non vi fosse la reale volontà di nuocere ripetutamente alla vittima e alla sua personalità, come pretende, invece, il reato di maltrattamenti.

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