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C’era una volta la disco

Quando nel Delta fioriva la dance

Il Basso Polesine era il cuore della movida: “Gianni Morandi suonò al Milleluci. E da Taglio di Po sono passati tutti i più grandi dj”.

Quando nel Delta fioriva la dance

Quando nel Delta del Po fiorivano le discoteche. Nel lungo trentennio della dance, iniziato nei primissimi ’80 per chiudersi definitivamente nel 2010, la porta d’ingresso della movida nella nostra provincia si varcava appena superata Adria. “Forse perché qui eravamo vicini al mare e avevamo una mentalità diversa e tanta voglia di divertirci...”. A ripercorrere quella stagione, “che non so se tornerà”, è Paolo De Grandis, volto (anzi: voce) storica della notte.

“Il periodo d’oro è iniziato nel 1980. Nel 2010 è finito tutto. Troppi controlli, troppe tasse da pagare. E un concetto diverso del divertimento delle giovani generazioni”, dice De Grandis. E dire che nel Delta c’erano davvero tantissimi locali: a Porto Tolle c’era il Black Out, a Donzella il Dinosauro, balera vecchio stampo; a Porto Viro contava addirittura tre locali, il Party, il Madrugada, sulla Romea e il Milleluci.

“Negli anni ’60 al Milleluci venivano i big della canzone: la gente ricorda ancora un giovanissimo Gianni Morandi che prima del concerto venne a mangiare nelle trattorie del paese, e poi Claudio Villa e le grandi orchestre dell’epoca”, testimonia De Grandis.

E ancora: il Malibù, a Rosolina, re del giovedì sera. Per non parlare del Daino Club di Taglio di Po, forse uno dei locali con più storia della zona: chi, da queste parti ma non solo, non ricorda l’ingresso, con tutti quei televisori che ti guardavano da ogni parete? “A quell’epoca, all’inizio degli anni ’80, non esisteva niente del genere, nemmeno a Milano. E poi che ospiti: da qui sono passati tutti i più grandi dj nazionali, uno su tutti Daniele Baldi”, continua De Grandis.

Ma quello era un mondo completamente diverso. Che aveva nel Basso Polesine uno dei punti focali: “Questione di mentalità - dice De Grandis - eravamo circondati da Chioggia, che aveva tantissime discoteche, e dai Lidi Ferraresi. C’era la spinta di quei locali, e molti aprivano anche qui”.

“C’era un via vai continuo - ricorda ancora De Grandis - ci si spostava, si seguiva l’onda che ti portava a ballare ogni sera, tutto l’anno, da Chioggia a Bologna. E i più scatenati erano i ‘contarinanti’: se entravi in una discoteca nel raggio di 150 chilometri era impossibile non trovarne almeno un gruppo”.

Il servizio completo sulla Voce in edicola mercoledì 20 marzo.

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