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C’era una volta la disco

Gli scheletri dei tempi della dance

Maskò e Madrugada: i templi della notte sono andati in fumo. Due incendi, nel giro di soli tre anni, hanno devastato le sale da ballo ormai chiuse da tempo.

Gli scheletri dei tempi della dance

Dell’epoca d’oro del dancefloor sono rimaste soltanto le macerie. E quelli che erano i templi della disco, in terra polesana, sono ormai scheletri abbandonati a loro stessi. In particolare, lo stesso incandescente destino ha unito il Popsy-Maskò, sulla Statale 16 ad Arquà Polesine, e il Madrugada, locale simbolo del Basso Polesine, affacciato sulla Romea.

Entrambi i locali, già chiusi da tempo, infatti, sono stati presi di mira da vandali e sbandati. Che dopo averne fatto ricoveri notturni o terreno per scorribande e devastazione, portando via tutto quello che si poteva arraffare, li hanno pure incendiati. Una sorte toccata nel 2008 al Maskò, e nell’estate di tre anni dopo al Madrugada.

E dire che lì dentro, tra quelle mura, ci hanno ballato generazioni e generazioni di polesani, fin dagli albori della lunga stagione della febbre del sabato sera, a cavallo tra i ’70 e gli ’80.

Ma questi non sono che due esempi dell’archeologia da discoteca. Una breve parentesi nel mondo dance, all’inizio dei Duemila, se l’è saputo ritagliare anche il Convento, discoteca nata all’ombra degli Aerei di Villamarzana, chiusi ormai da tanti anni. Per non parlare del Manfredini di Badia, vero e proprio polo d’attrazione per tutto l’Alto Polesine e non solo, il cui stabile è oggi riconvertito ad altri usi.

Il servizio completo sulla Voce in edicola giovedì 21 marzo.

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