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Il personaggio

L’artista che dormì per strada

Maurizio Barozzi ha deciso di vivere per un anno tra i clochard di Milano: “E’ stata la mia scuola. Decisi che la sofferenza doveva essere il mio soggetto”.

L’artista che dormì per strada

Mantovano d’origine ma polesano di adozione, Maurizio Barozzi è sicuramente uno dei maggiori rappresentanti dell’arte attualmente  in attività nel territorio. Nato il 7 luglio del 1947 a Sermide, Barozzi è da qualche decennio residente a Ceneselli, dove opera all’interno del suo studio in cui si dedica con grande passione, competenza e professionalità, all’arte in tutte le sue forme.

Ha studiato alla scuola d’arte di Castelmassa per poi frequentare l’Accademia di Brera. “Pur avendo conosciuto i più grandi artisti contemporanei, non ho trovato gli stimoli giusti per approfondire ulteriormente la formazione personale. Poi in realtà, dentro di me, era maturata la convinzione che una volta imparate le tecniche, i colori, le dinamiche della prospettiva, per definirsi artista era necessario possedere testa, cuore e braccio. Se mancano queste tre condizioni fondamentali è meglio lasciare perdere, io ero convinto di averle e a quel punto la decisione era presa”.

Ed è proprio in quel momento che Barozzi inizia la sua vera vita da artista. “Ero a Brera, nel 1969, vivevo in un appartamento ma non riuscivo a vedere le cose, le persone, con la giusta prospettiva. Decisi quindi di vivere per un periodo con i ‘barboni’, quelli che adesso chiamano clochard, i senza tetto. Dormivo con loro, mangiavo, poco, con loro, quell’inverno la mia casa è stata corso Buenos Aires”.

"Al termine di quel periodo decisi che le mie opere sarebbero state caratterizzate dalle sensazioni vissute durante quell’esperienza, decisi che la sofferenza doveva essere uno dei miei soggetti e che l’ambiente che io conoscevo, dal Po fino alla strada, sarebbe stato luogo di riflessione e soggetto della personale produzione artistica”, conclude.

Il servizio completo sulla Voce in edicola domenica 24 marzo.

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