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IL CASO

214 euro a testa per il buco di Roma

Anche i polesani dovranno sobbarcarsi il rosso di bilancio causato dal Campidoglio

214 euro a testa per il buco di Roma

Sono 12 miliardi di euro. Una somma che, come si dice in queste occasioni, è in grado di far tremare i polsi a chiunque. In questo caso però la somma andrà diluita, ma fra tutti gli italiani. E dunque anche i polesani, che ora si ritrovano a fare i conti con quella che sarà una nuova tassa. Si tratta del debito della città di Roma che il governo Lega M5S ha deciso di addossare allo Stato, quindi a tutti voi e noi. Una somma che se divisa per i 55 e passa milioni di italiani evidenzia che ciascuno di noi dovrà pagare, a rate si intende, 214 euro. Questo il debito che anche i polesani, in media ovviamente, dovranno sobbarcarsi.

L’amministrazione della capitale si ritrova così alleggerita da un fardello monstre, cresciuto nel corso degli anni e che probabilmente non avrebbe potuto fronteggiare. Ed allora che si fa? Roma è la capitale d’Italia, e quindi se ne devono far carico tutti gli italiani, che pure pagano già le loro tasse e che non hanno eletto i politici che hanno governato da Campidoglio negli ultimi anni. I cittadini romani già pagavano un addizionale Irpef salata (0,9%), ora questo salasso viene allargato a tutti gli italiani.

Anche i polesani quindi dovranno, di fatto, mettere mano al portafoglio, perché se una cosa la deve pagare lo Stato, alla fine paga, non il proverbiale “Pantalone”, ma il cittadino italiano. magari non ci sarà una tassa chiamata “Roma”, ma magari un innalzamento delle altre imposte, un giro di vite, insomma, sula pressione fiscale, che già è stata aumentata con altri provvedimenti del governo legastellato.

Il paradosso deriva dal fatto che al governo assieme ai 5 Stelle ci sta la Lega, quella che fino a qualche anno fa gridava nelle piazze “Roma ladrona”, e che adesso invece siede nei comodi salotti romani. Un bel regalo, insomma, al sindaco Raggi, e un’altra mazzata per i cittadini, compresi i polesani che magari si aspettavano qualche colpo di acceleratore sul tema dell’autonomia, annunciato in pompa magna anche al momento dell’insediamento del governo Legastellato.

Nel Decreto Crescita appena approvato dal governo è contenuta una norma che prevede che il debito accumulato dalla capitale fino al 2008 passa allo Stato. E si tratta di dodici miliardi di euro. E non erano nel bilancio del Comune di Roma perché dieci anni fa il governo aveva deciso di creare una gestione commissariale dell’enorme debito, evitando che Roma finisse in default. Da allora questa “bad company” che ha gestito il debito è costata cinquecento milioni l’anno: duecento a carico del Comune stesso e trecento a carico dello Stato. I duecento a carico del Comune sono stati pagati dai cittadini romani che avevano l’addizionale Irpef più alta d’Italia (0,9 per cento) e da tutti coloro che atterravano a Fiumicino o a Ciampino che senza saperlo hanno versato per anni un euro alla volta alle casse della capitale. Ora tutta questa massa intricatissima di debiti finisce in pancia al ministero delle Finanze che dovrà vedersela con i vari creditori.

La decisione del governo ha fatto arrabbiare mezza Italia, e forse anche di più. L’assessore al bilancio di Milano, ha definito “indecente” il provvedimento, perché mette a carico di tutti un debito di alcuni. Anche il sindaco di Napoli ha tuonato contro questo provvedimento e pure tanti altri politici e amministratori di altre città italiane. Ed anche in Polesine l’ex senatrice leghista Emanuela Munerato ha criticato la scelta del governo con un post polemico su Facebook. A conti fatti l’autonomia regionale, per la quale i cittadini di alcune regioni, il Veneto su tutte, si sono espressi, rallenta. Le tasse invece, anche nascoste o seminascoste, continuano a girare. 12 miliardi saranno spalmati anche sui rodigini e sui polesani, ed anche loro dovranno pagare, in media 214 euro a testa per coprire il buco dei forzieri capitolini.

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