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Barbierato “presidia” Venezia

Giovedì la grande manifestazione con presidio davanti al palazzo del consiglio regionale

Barbierato “presidia” Venezia

“Ultima chiamata per fare sentire la voce del nostro territorio: difendere la sanità pubblica significa tutelare e salvaguardare i diritti dell'area di tutto il Delta”. E’ l’appello lanciato dal sindaco Omar Barbierato per invitare la cittadinanza a partecipare alla grande manifestazione a Venezia in programma domani, giovedì 18 aprile. Quindi avverte: “Dobbiamo essere in tanti, solo così saremo forti”.

Questo il programma della giornata: ritrovo alla stazione ferroviaria di Adria per salire sul treno per Venezia delle 9.55; oppure ritrovo in piazzale Alberto Mario, parcheggio dietro la Cattedrale, alle 10, arrivo con la propria auto in Stazione a Rovigo e partenza per Venezia con il treno delle 11:08; oppure per chi desidera raggiungere il capoluogo lagunare con la prima auto, ritrovo a Venezia alle 13 davanti alla stazione ferroviaria di Santa Lucia. Quindi il corteo raggiungerà Palazzo ferro-Fini sede del consiglio regionale per un presidio.

Trasferta nella città lagunare anche martedì per Barbierato accompagnato dai consiglieri comunali Lamberto Cavallari, Enrico Bonato e Michele Casellato. I quattro adriesi sono arrivati a Palazzo Ferro-Fini dove hanno incontrato alcuni consiglieri regionali di diversi schieramenti ai quali hanno consegnato il documento votato all’unanimità dal consiglio comunale della città etrusca e fatto proprio dalla conferenza dei sindaci Ulss 5. Alla fine qualche vaga promessa, ma pochi impegni.

Nel frattempo prosegue la petizione popolare on line dal titolo: “L'ospedale pubblico di Adria è in pericolo di declassamento” lanciata dall’amministrazione comunale per richiamare ancora una volta l’attenzione della cittadinanza sui rischi che sta correndo la sanità pubblica polesana e in particolare il Santa Maria degli Angeli. Ecco il testo: “Di fronte al taglio di primari e dei posti letto non possiamo rimanere inermi. Tutti i cittadini di Adria, dei comuni del Delta del Po, del basso Veneziano e del basso Ferrarese si mobilitano per salvare la sanità pubblica, diritto costituzionale sancito dall’articolo 32 ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti’.

“L'ospedale di Adria – si legge nella petizione - rischia la cancellazione di sei primari su tredici: chirurgia generale, urologia, pediatria, direzione medica ospedaliera, farmacia e radiologia; un taglio del 50% e 20 posti letto da 178 posti letto a 158; un taglio del 30% oltre ai tagli già subiti in passato e la perdita di prestazioni ambulatoriali regolari”. E ancora: “I tagli dell'ospedale comprometteranno molti servizi socio-sanitari del Polesine e questo comporterà un ulteriore impoverimento di un territorio già particolarmente svantaggiato dal punto di vista dei servizi e delle infrastrutture. Abbiamo pochissimi giorni per convincere la Regione Veneto a sostenere le richieste votate all’unanimità dalla conferenza dei sindaci del Ulss 5 polesana ovvero: che l’ospedale di Adria di rimanga ospedale spoke, il ripristino di tutte le apicalità e dei posti letto per psichiatria, ortopedia, orl, prestazioni per radiologia, apicalità per pediatria e autonomia dell’ospedale con la presenza della farmacia. Un ripristino che permetterebbe di non far morire l’ospedale pubblico, per la mancanza di quei servizi non più previsti nelle nuove schede ospedaliere”.

La petizione ha raccolto oltre mille adesioni nelle prime sei ore, per aderire basta collegarsi alla pagina Facebook “Comune di Adria”. Questa iniziativa social si aggiunge a quella lanciata qualche giorno fa dal comitato cittadino a difesa dei servizi socio sanitari adriesi che nella propria pagina Facebook ha pubblicato tutte le mail dei consiglieri regionali invitando i cittadini a scrivere per richiamare “l’attenzione dei consiglieri sui rischi – dice il comitato - che sta correndo l’ospedale adriese affinché ognuno di loro, nel prossimo futuro, si assuma le proprie responsabilità per le scelte che verranno fatte”.

Va aggiunto che in molte abitazioni della città sono sputanti striscioni e lenzuola con la scritta “Salviamo l’ospedale”.

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