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Tribunale

Carlo Visentini nell’aula bunker per il naufragio della Norman

Udienza preliminare per la tragedia accaduta tra il 27 e 28 dicembre 2014.

Carlo Visentini nell’aula bunker per il naufragio della Norman

E’ cominciata nell’aula bunker del tribunale di Bitonto, in provincia di Bari, davanti al gup Francesco Agnino, l’udienza preliminare del processo per il naufragio della motonave Norman Atlantic avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014, al largo delle coste albanesi. Erano presenti i due pm dell’accusa Federico Perrone Capano e Ettore Cardinali e diversi avvocati delle parti offese e dei circa 32 imputati per i quali è stato chiesto a dicembre scorso il rinvio a giudizio.

A bordo dell’imbarcazione, partita dalla Grecia e diretta in Italia, ad Ancona, scoppiò un incendio devastante mentre si trovava nel canale d’Otranto dove c’era mare in burrasca e temperature polari. Le fiamme e il successivo naufragio provocarono la morte di una trentina di persone (parte delle quali mai ritrovate) e il ferimento di oltre 60. In tutto sono 32 le posizioni per le quali a dicembre scorso è stato chiesto il rinvio a giudizio (30 persone fisiche e due società ).

Sono contestati, a vario titolo, i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime, oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione. L’incendio si sarebbe originato dal ponte 4, probabilmente da un camion frigo. Tra gli imputati l’armatore della Visemar, Carlo Visentini, presente peraltro in aula bunker, il comandante della nave Argilio Giacomazzi, altri membri dell’equipaggio, i due rappresentanti legali della società noleggiatrice, la greca Anek.

Sotto accusa in particolare gli errori nella valutazione dei rischi e nella organizzazione delle operazioni di spegnimento dell’incendio e di evacuazione della nave, che avrebbero causato il naufragio e la morte di alcuni passeggeri. A bordo della motonave c’erano circa 500 passeggeri, almeno quelli censiti ufficialmente. Nei giorni scorsi il relitto della nave, trasportato nei primi giorni a Brindisi e poi dagli inizi del 2015 ad oggi al porto di Bari, è stato dissequestrato.

Nel disastro morirono dodici persone, di altre diciannove non sono mai stati trovati i cadaveri. Sono contestati, a vario titolo, i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime, oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione. Visentini, rappresentante legale della società, era l’unico imputato presente nell’aula bunker del tribunale di Bitonto. La prossima udienza è stata fissata al 21 maggio quando il giudice per le udienze preliminari Francesco Agnino dovrà decidere sulle richieste di costituzione di parte civile.

La nave era partita dalla Grecia ed era diretta ad Ancona quando a bordo si sviluppò un vasto incendio mentre il traghetto si trovava nel canale d’Otranto, al largo delle coste albanesi.

Una richiesta di nuovo sequestro del relitto della motonave Norman Atlantic, di proprietà della Visemar, ormeggiata dal febbraio 2015 al porto di Bari, è stata avanzata dai difensori delle parti offese nel corso dell’udienza preliminare. A questa richiesta si sono affiancati i pm della procura della Repubblica del tribunale del capoluogo pugliese.

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