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CASO COIMPO

“Fanghi pericolosi nei campi”

Ieri, in Tribunale, sono stati discussi tre riti abbreviati, con richieste di condanna da 1 a 2 anni

“Fanghi pericolosi nei campi”

Uno snodo importante, dell’udienza preliminare, quello vissuto ieri in tribunale a Venezia, per il filone della vicenda giudiziaria del caso Coimpo incentrato sulla presunta gestione irregolare dei rifiuti, che vede sotto accusa una ventina di persone.

Secondo questa ricostruzione dei fatti, il problema starebbe nella routine lavorativa all’interno dello stabilimento di Ca’ Emo. Qui, si sarebbero dovuti trattare fanghi provenienti da impianti di depurazione e simili, stabilizzandoli e, quindi, rendendo possibile il loro spandimento sui terreni agricoli come fertilizzante.

Purtroppo, però, questo schema non sarebbe stato rispettato, dal momento che, per massimizzare la quantità di fanghi trattabili in una data unità di tempo, si sarebbero saltati alcuni passaggi che, invece, erano previsti per legge. In questa maniera, sarebbero finiti nei campi anche materiali non “sicuri”, con tutti i rischi conseguenti.

Su questa ipotesi, infatti, è incentrata l’accusa, frutto delle indagini dei carabinieri forestali, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia. Ieri, in Tribunale, sono stati discussi tre riti abbreviati, con richieste di condanna da 1 a 2 anni, con successivo rinvio per procedere alla discussione delle richieste di rinvio a giudizio.

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