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Gioco, l'azzardo dilaga tra i giovani

Con la testimonianza di Spiffero

Gioco, l'azzardo dilaga tra i giovani

“Esempi virtuosi, come Begheldo/Spiffero, sono antidoti all’azzardo e vanno incoraggiati”.

E’ il messaggio che arriva dal redente convegno di Adria sul tema “E’ ancora un gioco? Che cosa perdi con l’azzardo” promosso dal movimento civico per il bene comune con lo scopo di promuovere tra i cittadini, la cultura del gioco responsabile, la conoscenza del fenomeno e dei rischi correlati alle pratiche del gioco patologico e il loro recupero.

L’incontro è stato aperto da Marina Mantovani che ha fatto una fotografia delle problematiche del gioco d’azzardo in Italia e nel territorio locale. ù

Ha iniziato snocciolando i dati dello studio del reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa coordinato da Sabrina Molinaro. “Una ricerca - sottolinea - che mette in evidenza le tendenze del gioco d’azzardo nel nostro Paese, la cui diffusione risulta in aumento anche tra gli studenti”.

Ai dati statistici del 2017, sono seguiti gli interventi della psicologa Ivana Stimamiglio, che ha spiegato nei dettagli i sintomi delle dipendenze; quindi lo psichiatra Luciano Finotti ha affrontato le dipendenze dal punto di vista scientifico. Da parte sua Marta Silimbani, presidente Acat e Ama, ha spiegato come e dove le persone possono trovare aiuto.


Virtuosa la testimonianza di Francesco Begheldo del bar Spiffero, che ha avuto il coraggio di rinunciare alla presenza di due macchinette nel proprio locale.


“Più il tempo passava e più mi accorsi che le macchinette erano diventate un disturbo per la mia attività di bar - racconta - una decisione che maturai un po’ alla volta a causa del nervosismo di qualche cliente dovuto alla perdita di cifre considerevoli, per quelle persone che mi chiedevano prestiti, dopo aver perso i soldi giocando e per le scenate di chi si ridicolizzava in buffi riti propiziatori pur che la macchinetta riuscisse a pagare, addirittura arrivando ad accarezzarla e a raccontarle filastrocche”.

Sulla "Voce" di domenica 26 maggio l'articolo completo.

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