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Rovigo

Nata tetraplegica, ancora niente sentenza

Il verdetto della Corte d'Appello era atteso ieri. A giudizio due ostetriche accusate di errori. I periti riconoscono la responsabilità delle imputate. La famiglia è fiduciosa di ottenere giustizia.

giovedì 30 novembre 2017 22:00

La sentenza tanto attesa non è arrivata. I genitori di Eleonora, la bambina nata tetraplegica all'ospedale di Rovigo 9 anni fa dovranno attendere fino al prossimo 15 marzo per conoscere il responso della Corte d'Appello di Venezia, chiamata a giudicare l'operato delle due ostetriche che si sono occupate del parto.

A giudizio si trovano Cristina Dibello e Paola Cisotto, accusate rispettivamente di imperizia e di negligenza. Accuse da cui le due donne erano state assolte durante il processo in primo grado del Tribunale di Rovigo. Una sentenza a cui i genitori di Eleonora non si erano rassegnati, intraprendendo la strada dell'impugnazione in Appello, sostenuta anche dal pm titolare del fascicolo, Davide Nalin.

A fine settembre era arrivato l'esito della perizia tecnica chiesta dalla Corte di Venezia e dalla quale emergevano gli errori compiuti, seppur non volontariamente, dalle due ostetriche. Le sofferenze patite dalla piccola durante la fase del travaglio, secondo la tesi accusatoria, avrebbero provocato il grave disturbo che costringe la bambina a vivere su una sedia a rotelle e a sottoporsi a continue terapie.

Durante l'udienza di ieri i periti, esaminati dai giudici della Corte d'Appello, non hanno fatto altro che ribadire, con dovizia di particolari, la responsabilità delle due imputate. Tuttavia non è stato possibile procedere né alla discussione, né tanto meno alla lettura della sentenza a causa di un impedimento tecnico. Siccome uno dei giudici che compongono la Corte è cambiato, il dibattimento è dovuto ripartire dall'esame dei consulenti che hanno redatto la perizia. Ma la prossima udienza, fissata per il 15 marzo del 2018, dovrebbe essere quella decisiva.

"Sono soddisfatto di come è stato condotto l'esame - afferma l'avvocato Mario Cicchetti che assiste la famiglia Gavazzeni - è stata confermata la responsabilità conclamata di entrambe le imputate". "Siamo fiduciosi - aggiunge il legale - di riuscire a ribaltare la sentenza di primo grado".

Su un binario parallelo procede la causa civile attraverso la quale la famiglia di Eleonora spera di ottenere il risarcimento per i danni subiti. La richiesta avanzata al giudice del Tribunale di Rovigo è di 30 milioni di euro, ma anche per questo filone giudiziario bisognerà attendere l'anno nuovo per arrivare alla sentenza.

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