you reporter

Adria

Tagliato un cedro del Libano al museo

Nonostante la regolare manutenzione, nessuno si era accorto che la pianta era malata. L’assessore Andrea Micheletti: “I botanici hanno valutato che fosse meglio tagliarlo”.

Tagliato un cedro del Libano al museo

La metamorfosi del movimento civico, nel passaggio da opposizione a maggioranza, e che ora governa a Palazzo Tassoni, ha dell’incredibile.

Da fare invidia allo stesso Depretis, maestro per eccellenza del trasformismo, anche per la velocità della conversione. Nel metodo e nel merito.

Nel metodo: fa un certo effetto leggere che “dietro una tastiera, siamo tutti svelti ad emettere giudizi frettolosi” e questo viene scritto dall’assessore Andrea Micheletti, il mago della comunicazione dei civici che per anni ha invaso i social con filmati, foto e segnalazioni. Irritando non poco l’allora sindaco Massimo Barbujani che, a volte ingenuamente, ma spesso maldestramente, cadeva nelle provocazioni. Adesso quelle parole uscite dalla sua bocca suonano come bestemmie.

Nel merito: nei giorni scorsi, via social, un cittadino ha segnalato che nel parco del museo è stato tagliato un cedro del Libano, vecchio come il museo, quindi circa 60 anni. E commenta amaramente: “Era sano, sarebbe bastata una semplice periodica manutenzione, non ho parole, ad Adria la cultura ed il rispetto non vanno di moda”.

Apriti cielo! Replica indispettita di Micheletti. “Mi irrito per dei post che titolano ‘Rimosso il problema, tagliato il cedro del Libano, ma non saremo mica normali’. Di chiunque sia la responsabilità del taglio, qualsiasi siano le cause, prima di sparare si chiede, ci si informa, si cerca di capire. Io ero là il giorno del crollo, ho visto l'albero. Lei vede una foto, si indigna e butta una foto con qualche sommaria sentenza sulle cause, i colpevoli. Questo mi irrita. Immagino lei sia un esperto di botanica per giudicare da una foto se andava tagliato o no. La politica che cerco di portare avanti è diversa: nasce proprio per dare un’alternativa a post come questo”. E ancora: “Ho parlato con la direttrice del museo e mi ha detto che il cedro era malato in modo grave. Un fungo si è intromesso nella crepa dell'albero nella parte superiore. I botanici a cui il museo fa riferimento hanno valutato che fosse meglio tagliarlo. In ogni caso non è una decisione che spettava al comune o sulla quale il comune potesse intervenire”.

Stesso linguaggio, stesso stile, stessa irritazione usate poco più di un anno fa da Bobo quando furono tagliati i tigli di piazza Cavour e scattò quella che si può definire la “tempesta perfetta green” perché all’improvviso tutti erano esperti di botanica, civici in primis.

A nulla valsero le certificazioni degli esperti che metà delle piante era gravemente malate, come poi documentarono le foto dei tronchi tagliati, a nulla valse il fatto che quelle piante erano state poste nel posto sbagliato, a nulla valse il via libera della soprintendenza. Con il senno del poi, ma la strumentalizzazione politica era ben chiara anche con il senno di prima, appare evidente che più dell’amore per i tigli interessava colpire Bobo. Allora fecero la loro parte e bene, anche con la complicità degli ambientalisti, più o meno organizzati, che dimostrano di non aver abbandonato il “metodo anguria”: verdi fuori, rossi dentro.

Ma qualcuno coerente è rimasto. Come Simonetta Girardi che allora come oggi sostiene che “se gli alberi ricevessero la giusta manutenzione durante la loro vita, spesso si potrebbe evitare il taglio. Comunque prima di arrivare al taglio, specialmente di piante imponenti, si devono cercare tutte le strade alternative, visto che esistono”.

A questo punto l’assessore assicura che “entro 100 giorni arriveranno i primi regolamenti e poi faremo anche il piano del verde come promesso”.

Qualcosa comunque non torna. Se carte alla mano, come dice Micheletti, “la manutenzione è stata fatta periodicamente e regolarmente” come è possibile che nessuno si sia accorto in tempo che la pianta fosse gravemente malata al punto da crollare?

In ogni caso sarà bene far tesoro dell’ammonimento di Antonio Franzoso: “La buona politica sa anche osservare e intervenire nel merito: l’ambiente è di tutti a maggior ragione se la critica viene mossa quando il gestore è pubblico come in questo caso”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su La Voce di Rovigo

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

speciali : meraviglie del delta
Speciali: energia

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.

Powered by Gmde srl