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Il caso

Padova Pride, “Un patrocinio dato in sordina”

Spinello: “Dovevano avere più coraggio”. Cavallari: “Bagarre social tra guelfi e ghibellini”

Padova Pride, “Un patrocinio dato in sordina”

Non si placa la polemica sul patrocinio concesso dall’amministrazione comunale alla manifestazione Padova pride. In attesa delle risposte che il sindaco Omar Barbierato dovrà dare all’interrogazione presentata dalla Lega, critiche arrivano anche da “sinistra” da partiti e movimenti che sono rispettosi della manifestazione, ne condividono le finalità per la conquista dei diritti civili e sono favorevoli al patrocinio, ma contestano le modalità adottate da Barbierato e civica compagnia.

Parte subito all’attacco il capogruppo Pd, Sandro Gino Spinello. “Non trovo scandaloso, a differenza di altri - afferma - che il Comune abbia aderito al Padova pride. Ritengo, però, che sarebbe stato molto più significativo e qualificante se il patrocinio fosse stato concesso preventivamente attraverso un atto amministrativo adottato dallo stesso consiglio comunale. Questo sarebbe stato un motivo di confronto tra le diverse opinioni presenti nella nostra comunità in tema di riconoscimento di tutti i diritti civili individuali. La giunta - osserva Spinello - ha preferito fare tutto in sordina, aderendo ma nei fatti quasi facendo finta di niente: avrebbe dovuto aver più coraggio e affrontare a viso aperto questa questione fondamentale di civiltà che vuole vedere riconosciuti i medesimi diritti a tutti i cittadini senza alcuna discriminazione, compresa quella del sesso”.

Sulla stessa linea il consigliere comunale Lamberto Cavallari. “Non capisco dove stia il problema – osserva - noi non abbiamo problemi né con i gay né con altri componenti della comunità Lgbt né con molti altri e francamente non capiamo questa bagarre su facebook dove invece di badare all’oggetto e avere il coraggio di dire la propria opinione ci si divide in guelfi e ghibellini”. Poi commenta: “Dispiace che questa bagarre sia arrivata a pochi giorni dal 2 giugno, Festa della Repubblica, che nasce da una carta costituzionale che è stato il punto di equilibrio tra i padri costituenti, persone che la pensavano in modo profondamente diverso, ma forse anche per questo hanno saputo scrivere che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.

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