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Le strategie sul gas passano di qua

Il ruolo del rigassificatore di Porto Levante

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Il rigassificatore Adriatic Lng a largo di Porto Levante

Il Polesine al centro delle strategie energetiche e geopolitiche nazionali. Che poi molto spesso coincidono vista la penuria di materie prime dell’Italia e la necessità di continui approvvigionamenti all’estero per quel che riguarda il gas e le altre risorse energetiche.


L’esplosione avvenuta l’altro giorno al gasdotto in Austria, snodo per l’arrivo del gas dalla Russia in Italia, ha dimostrato quanto siano essenziali per il Belpaese scorte energetiche e diversificazione dei rifornimenti. Ed in primo piano, in questo senso, c’è proprio il rigassificatore offshore al largo di Porto Viro. Un impianto che assieme a quelli (meno performanti) di Panigaglia e Livorno, contribuiscono per il 20% del fabbisogno di gas nazionale. Solo a Porto Levante ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno.


L’emergenza austriaca è già rientrata, ed è durata, di fatto, meno di 24 ore. Ma ha reso plasticamente evidente l’esigenza di continuare a puntare su più vie di accesso del metano in Italia, con il terminal di Porto Levante in cima alle carte nazionali da giocare.


Dal rigassifficatore di Porto Viro fanno sapere che Adriatic Lng, la società che gestisce il rigassificatore al largo delle coste venete, “contribuirà a far fronte allo stato di emergenza dichiarato dal Ministero dello sviluppo economico per la temporanea interruzione delle consegne di gas russo verso l’Italia, causata da un’esplosione al terminal di Baumgarten (Austria). Adriatic Lng contribuirà ad affrontare lo stato di emergenza massimizzando le immissioni di gas in rete in base a quanto sarà richiesto”. E d’altra parte proprio il rigassificatore al largo di Porto Levante poche settimane fa era stata al centro del servizio di servizio di Peak shaving, al termine di una gara organizzata da Adriatic per conto del ministero. Il Peak Shaving è una delle misure individuate dal Piano di emergenza disposto con decreto del ministero dello sviluppo economico per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti al sistema nazionale del gas per il prossimo inverno. Un servizio che in caso di emergenza permetterà di rigassificare il gnl precedentemente stoccato all’interno dei serbatoi di Adriatic Lng e immettere gas nella rete di trasporto nazionale.
Insomma Porto Viro come maxi riserva per il gas d’Italia. L’impianto funziona a circa l’80% della sua capacità ed in caso di emergenza può accelerare per coprire eventuali stop su altre linee di rifornimento. E infatti nelle prime ore dopo l’incidente in Austria, che ha interrotto i flussi di metano, ha cominciato a macinare al 100%.


Ma lo scenario che si apre per l’Italia, al di là delle forti polemiche in Puglia per il gasdotto Tap, deve anche guardare avanti, per non dipendere solo da poche nazioni produttrici di gas e non propriamente stabili da punto di vista politico (la Libia su tutti). I rigassificatori, invece, permettono di acquistare gas metano sul mercato mondiale, per poi stoccarlo e rigassificarlo per l’immissione sulla rete nazionale. Ed è in questo ragionamento che si innesta la visone geopolitica per il futuro, ambiziosa ma non campata in aria. Ossia quella di trasformare l’Italia in una sorta di hub continentale per il gas, con infrastrutture e connessioni non solo per la rete interna, ma anche per lo smistamento del gas su scala europea. Anche perché tutto dipende dal fatto che il fabbisogno di gas non calerò, anzi pare destinato a rimanere su livelli elevati. Al centro di queste strategie, in parte già in piedi, in parte da pianificare, c’è anche Porto Viro, snodo del gas liquefatto proveniente dal Medioriente e mega serbatoio per la riserva in caso di emergenza.

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