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Badia Polesine

La diga sull’Adige non si farà la ditta perde il ricorso a Roma

La Lagarina Hydro srl voleva lo sbarramento del fiume, contestato

La diga sull’Adige non si farà la ditta perde il ricorso a Roma

E’ recentemente giunta notizia agli avvocati del Consorzio di Bonifica Delta del Po che il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sentenza del 6 aprile 2018, ha respinto il ricorso della Lagarina Hydro srl ponendo le spese di giudizio a carico della stessa, dando quindi ragione alle tesi e alle osservazioni prodotte dal Consorzio di Bonifica stesso e alle decisioni istituzionali della Regione del Veneto. L’oggetto del contendere era il progetto della diga sull’Adige.

Questo l’antefatto, che il direttore di entrambi i consorzi polesani Giancarlo Mantovani spiega così: “Esattamente tre anni fa, alla fine del maggio 2015, il Polesine fu informato che la Lagarina Hydro srl aveva presentato alla Regione del Veneto e ad altri enti e istituzioni la richiesta di realizzare una barriera sull’Adige tra i Comuni di Barbona in provincia di Padova e Badia Polesine in provincia di Rovigo, al fine della produzione di energia elettrica e concessione per derivare 153 mc/s. Immediatamente fu dato grande risalto al problema che vide molti Comuni, enti, istituzioni e associazioni ambientaliste condividere che le problematiche conseguenti alla realizzazione dell’opera sarebbero state dannose e avrebbero creato problemi di sicurezza idraulica a territori circostanti, riduzione delle portate solide transitanti nel fiume a valle della barriera con conseguenze devastanti per l’equilibrio erosivo lungo la costa e lungo il fiume, aumento della risalita del cuneo salino. Le problematiche erano solo blandamente citate nella documentazione presentata dalla ditta, che non provvedeva, però, a fornire serie garanzie e approfondimenti sui temi sopra descritti”.

Mantovani ricorda che allora il Consorzio di Bonifica Adige Po di Rovigo e Delta del Po di Taglio di Po presero una posizione netta nei confronti del progetto presentato, redigendo dettagliate controdeduzioni e osservazioni circa le problematiche di trasporto solido, riduzione di portata a valle, disequilibrio erosione-deposito sulla linea di costa e risalita del cuneo salino. Il tutto fu riportato in una dettagliata relazione presentata a tutti i comuni, enti, istituzioni ed associazioni che condivisero e fecero proprie le osservazioni presentate dai consorzi. La Regione del Veneto nell’autunno del 2015 espresse parere negativo al progetto presentato da Lagarina Hydro srl evitando di fatto conseguenze devastanti all’equilibrio idraulico ed ambientale del fiume Adige sia lungo il suo corso che nelle zone di foce. “La Lagarina Hydro srl - prosegue il direttore - non accettò tale decisione della Regione del Veneto e presentò ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma, citando in giudizio la Regione del Veneto e, chissà perché, anche il Consorzio di Bonifica Delta del Po che aveva avuto parte attiva nel divulgare le problematiche conseguenze del progetto e aveva redatto una corposa relazione di osservazioni negative al progetto”. “Ciò conferma- conclude Mantovani- che il Polesine non è terra di conquista ma territorio fragile, dove gli interventi si possono fare solo se sono correttamente progettati e tengono conto di tutti i fattori di rischio e che i polesani sanno difendersi dagli attacchi di chi vuole sfruttare le risorse del territorio, ignorandolo”.

Grande soddisfazione anche per il sindaco di Barbona, Francesco Peotta, uno dei primi a portare all’attenzione dei media il progetto della diga sull’Adige. “E’ proprio in estate il periodo in cui la diga avrebbe creato maggiori problemi - le sue parole - bloccando il flusso dell’Adige con pericolo sia per la risalita del cuneo salino e quindi danneggiando l’agricoltura, sia per la tenuta degli argini. Questa sentenza di fatto rende quasi impossibile la costruzione della diga”.

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