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Viaggio nelle frazioni: Valcerere Dolfina

VALCERERE DOLFINA (Cavarzere) – È la più a est delle frazioni cavarzerane e porta nel suo toponimo il nome della nobile famiglia veneziana che anticamente possedeva quei territori. Valcerere Dolfina da sempre rappresenta una delle zone più fertili del Cavarzerano, immersa nelle coltivazioni di mais, soia e grano, il suo abitato si sviluppa lungo la strada che collega il Gorzone all’Adige, quella che dalla frazione arriva fino a San Pietro.

Attualmente, la popolazione residente è di 260 persone, per la maggior parte anziani o nuclei familiari formati da chi lì risiede da sempre. È difficile che i giovani di Dolfina scelgano di fermarsi, per la maggior parte si spostano in zone più vicine al posto di lavoro o che garantiscano i servizi basilari. La quasi totalità della popolazione si occupa di agricoltura e l’unica attività commerciale diversa è rappresentata da una trattoria, molto conosciuta non solo a Cavarzere.

Vicino alla chiesa, poco distante dal ponte sul Gorzone che collega il paese alla strada per Chioggia, si trova una sala parrocchiale, luogo di ritrovo per i residenti, tenuta in ordine da un gruppo di pochi volontari che si occupano anche delle pulizie in chiesa e delle attività in parrocchia. Due di loro, Lorenzo Gibin e Bruno Masiero, confidano che un senso di abbandono è avvertito in maniera sempre maggiore dai residenti, i quali non chiedono grandi cose ma piccoli interventi, capaci di rendere più agevole la vita di chi coraggiosamente ha scelto di continuare a vivere a Dolfina.

“Da tempo chiediamo che sia sistemata la piazza della chiesa – affermano Gibin e Masiero – dove, soprattutto quando piove, ci è quasi impossibile accedere alle funzioni. Ci sono famiglie che attendono da quarant’anni che il comune asfalti poche centinaia di metri di strada e qui da noi ci sono anche grossi problemi di sicurezza degli argini, ma le frazioni, soprattutto le più piccole, sono ormai lasciate in balia di se stesse”. Sono solo una manciata i punti luce nell’intera frazione e rende bene l’idea dello stato d’animo dei residenti l’immagine della lapide che ricorda i caduti della frazione, affissa al muro di una casa che ormai sta cadendo a pezzi. “Abbiamo più volte chiesto al Comune che si recuperi la lapide, prima che sia troppo tardi, per crearle un piccolo spazio nella piazza della chiesa, non abbiamo ancora perso le speranze”.

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