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"Serve un salto di qualità<br/> Rovigo deve essere la regia"

L'intervista a Fausto Merchiori

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ROVIGO - Dal 2006 al 2011 è stato sindaco di Rovigo. Ed ora è presidente del conservatorio di Rovigo Francesco Venezze. Fausto Merchiori è da sempre attaccato alla sua città e al suo territorio, e invece di cedere alla rassegnazione di chi profetizza un impoverimento del Polesine, insiste sulla speranza di chi è convinto che fra cinque anni la provincia di Rovigo avrà un ruolo non secondario nella geografia italiana.

Merchiori l’identità del Polesine è a rischio?

“No. Ma detta così è troppo semplice. La crisi economica non è alle spalle, serve uno scatto in avanti. Da parte di tutti. L’obiettivo è quello di una rete di relazioni per mettere in connessione le forze del territorio e farlo crescere con un marchio Polesine. Che non è un semplice brand commerciale, ma il modo di identificare un territorio, i suoi abitanti, lo stile di vita, la sua cultura, e i suoi prodotti. Ecco allora che i cittadini, le forze politiche, l’imprenditoria, la società civile nel suo complesso, non possono restare fermi”.

A cominciare da chi?

“Parto dall’imprenditoria. Nel Nord-est si sono visti e si vedono segnali di speranza per la ripresa economica, che però spesso è più legata all’export che al mercato interno. Venendo al nostro Polesine ci sono aziende capaci di grandi performance, ma per far crescere tutto il tessuto economico e sociale dovrebbero cercare una maggiore connessione col territorio. Ampliare la rete di relazioni fra imprese ma anche con la stessa società civile.”

E poi?

“Il salto di qualità deve riguardare associazioni di categoria, professionisti, mondo dell’associazionismo. Serve una convergenza di relazioni per una convergenza di interessi. Ognuno, per la sua parte, deve sentire la responsabilità di promuovere il territorio nel suo insieme, quella che spesso si definisce area vasta. E non lascio fuori la classe politica, che deve curare il coordinamento di tutto questo. Ma attenzione, la crescita collettiva non va disgiunta dalla crescita individuale”.

In che senso?

“Ci sono comportamenti che denotano scarso senso civico. Lo si vede anche nel capoluogo Rovigo, magari nelle piccole cose: disordine nei parcheggi, nel rilascio dei rifiuti. Qua non c’entrano scelte politiche, si parla di atti individuali. Ecco: secondo me la città e la provincia crescono se cresce la consapevolezza civica di ciascuno”.

Ha parlato di Rovigo, quale sarà il suo ruolo fra cinque anni?

“Negli ultimi tempi le strategie per la città sono state piuttosto carenti, si è creato uno scollamento fra centro e frazioni, mentre il movimento deve essere nei due sensi. Per essere al centro di un territorio il capoluogo deve sviluppare una tensione verso un ruolo di coordinamento. Serve autorevolezza, è vero, e per questo devono intervenire politica e associazioni, forze economiche e sociali. L’azione è quella di favorire relazioni economiche, sociali, culturali all’interno dell’area vasta. Col progressivo venir meno del ruolo della Provincia il capoluogo deve riscoprire la capacità del coordinamento”.

Più volte si è riferito alla società civile.

“Certo, a Rovigo e in Polesine, abbiamo delle intelligenze che possono far crescere l’intero territorio. In rapporto alla popolazione abbiamo tantissimi docenti universitari preparati, una forza culturale che noi stessi spesso sottovalutiamo. E quindi basta piangerci addosso. Faccio solo l’esempio del polo tecnologico al Censer, una realtà che è già attiva col laboratorio Tesi e con la ricerca del Nanotech, anche se ora è in grosse difficoltà. Ma le menti ci sono, servono risorse, e se si riuscirà a potenziare il collegamento fra ricerca, università, mondo del lavoro, allora sì che possiamo avere un vero tratto che ci contraddistinguerà”.

Quali sono gli elementi, i settori sui quali il Polesine può e deve scommettere?

“L’artigianato e la piccola impresa sono i settori che hanno fatto il Polesine. Comparti che hanno sofferto molto per la crisi economica. Ora c’è la speranza della ripresa, ma per espandersi torniamo sempre al concetto di nuovi e più solidi intrecci relazionali. La qualità della produzione è importante, ma per far crescere tutto il contesto deve essere in connessione col territorio. Ma il punto centrale è un altro”.

Quale?

“La valorizzazione del nostro patrimonio naturale. Parlo del Delta del Po ma anche, allargando il discorso, di uno stile di vita, un insieme di storia, tradizioni, cultura, arte che messe insieme possono essere il nostro marchio di fabbrica. Il modello Polesine riconosciuto anche all’esterno. Ma occorre una regia che sappia avere una visione più ampia”.

Ha parlato di tradizione, di impresa, di cultura. Il Polesine è sempre stato terra di agricoltura.


“Verissimo, la nostra vocazione storica. Ci sono però culture tradizionali che vivono un momento di passaggio. Bisogna avere la forza di puntare sulla valorizzazione di culture specializzate. Abbiamo dei prodotti tipici, con vari riconoscimenti, però non hanno la stessa forza di penetrare i mercati di altri prodotti o merci. Aiutiamo le associazioni di categoria a credere e puntare sulla ricerca anche in questo campo. L’obiettivo è una sorta di sistema, di marchio Polesine che faccia procedere assieme tutte le nostre forze trainanti: imprenditoria, cultura, ambiente, arte”.

Lei è presidente di un conservatorio, che ruolo può giocare l’istruzione, la formazione?

“In Polesine ci sono istituti e scuole affidabili, questo anche grazie ad una tradizione di eccellenti e illuminati provveditori scolastici. Siamo l’unica provincia del Veneto ad avere due conservatori. Il livello della cultura di un territorio deriva dalla qualità della propria scuola, perché è attraverso la scuola che si riesce ad arrivare ad un cultura diffusa, altrimenti le eccellenze, che ci sono, rischiano di rimanere isolate. Ed anche in questo caso serve un tessuto di relazioni per far interagire le diverse realtà, non tralasciando il sostegno economico, che alcune fondazioni assicurano. La fedeltà dei cittadini a molte iniziative culturali dimostra che con eventi strutturati le risposte ci sono, ma servono anche spazi adeguati”.

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