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"Guardiamo oltre i confini <br/>agire ora, per non subire"

L'intervista a Lorenzo Belloni

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Prendere in mano il nostro futuro, guidare i processi di cambiamento con serenità e tenacia, mettendo da parte le “risse” da quartierino, e puntare tutto su giovani e internalizzazione. Lorenzo Belloni, il “papà” della fusione della Camera di Commercio di Rovigo con quella di Venezia, guarda avanti, e svela la sua ricetta per il rilancio di un Polesine che - sostiene - è ancora vivo, più di quanto sembri.
Lorenzo Belloni, ma dunque esiste un’identità polesana?

“Esiste eccome, è fatta di una storia di un territorio difficile che ha messo a dura prova negli anni 50 i polesani che sono rimasti. L’alluvione ha determinato un ritardo di industrializzazione e sviluppo che oggi identifica il Polesine come un’area umida unica dove il Po, il suo Delta e gli altri corsi d’acqua accompagnati da una buona viabilità ne fanno un territorio inimitabile, in Veneto che non ha sicuramente le nostre caratteristiche”.

Dunque, la “polesanità” esiste. Non rischiamo di perderla con il progressivo smantellamento istituzionale a cui stiamo andando incontro, a partire dall’abolizione della provincia per proseguire con il taglio della prefettura, eccetera?

“Per fortuna no. Non sono i palazzi che fanno l’identità di un territorio né tantomeno i presunti centri decisionali. E’ ora di pensare ai contenuti, non ai contenitori: è ora di un ricambio generazionale che permetta di attuare quel famoso ‘Polesine 2020’ che vede come parole chiave ‘sinergia, razionalizzazione, internazionalizzazione e valorizzazione della cultura, del territorio. Il tutto con giovani eccellenti e meritocrazia”.


Lei ha guidato una grande fusione, quella della Camera di Commercio. Perché avete deciso di intraprendere questo percorso? Crede che potrebbe essere una strada che potrebbero/dovrebbero percorrere anche altri?



“Sì, auspico che altre istituzioni seguano questo percorso per non essere obbligate a subirlo come sta succedendo alla provincia o come succederà a quei comuni che stanno resistendo alla loro unificazione. Devo però fare un passo indietro e spiegare perché come Camera di Commercio avevamo intrapreso quel percorso”.



Prego.


“Il governo aveva imposto una razionalizzazione forzata delle Camere di Commercio introducendo una riduzione delle entrate del 50%. Per Rovigo sarebbe stato insostenibile. Per questo, abbiamo deciso di non subire questa sorte come una cosa calata dall’alto per poi lamentarsi e incolpare i governi, i politici e la crisi. Abbiamo attivato con coraggio e senso di responsabilità la prima fusione in Italia, che hanno seguito a ruota altre 24 Camere. Qualcuno ha perso qualche ‘sedia di presunto potere’ e questo è quello che alimenta la sterile polemica che alcuni ancora cavalcano. Ora sta ai nuovi amministratori della Camera cogliere le opportunità: le imprese della nostra provincia possono fare sinergia con una città internazionale come Venezia”.




Tutto questo per il Polesine può essere un valore aggiunto o finirà per farci fagocitare?


“Fagocitare dove? Il Delta non lo possono spostare, le famiglie, i lavoratori e le imprese Polesane rischiano solo di avere dei vantaggi di consolidamento e di una immediata messa in rete che è la direzione che il mondo sta perseguendo. Questo non significa perdere identità o cultura, anzi”.



Quale dovrebbe essere il percorso verso Polesine 2020?


“Il Polesine non deve perdere i treni e le opportunità che stanno passando”.



Può fare alcuni esempi?


“Almeno tre: il Cur, il Censer e il Parco del Delta. Il Consorzio universitario deve essere sostenuto, potenziato, e deve diventare il simbolo di un territorio e di una aggregazione lungimirante tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Il Censer oggi sta prendendo una fisionomia concreta di polo tecnologico dove si stanno insediando società pubbliche e private: sta diventando la culla di importanti start up con centri accreditati e riconosciuti a livello internazionale. Per quanto riguarda il Delta, infine, è necessario agganciarlo a circuiti internazionali: va strutturata una rete tra imprenditori che possano fare investimenti dedicati alla visitazione a basso impatto ambientale”.



E per Rovigo centro?


“Servono iniziative che partano ‘esclusivamente’ dalla cultura, utilizzando le eccellenze e le opportunità che già abbiamo ma non sfruttiamo al meglio. Penso alla mostra del Roverella e ai conservatori di Rovigo ed Adria. Bisogna portare al più presto la sede dell’università a palazzo Angeli. E poi ho un sogno nel cassetto…”.



Quale?


“Agganciarsi al circuito degli ‘outlet temporary city’ che permetterebbe di portare il grande circuito degli outlet internazionali nei centri storici per periodi limitati di tempo e attraverso gli esercenti locali”.



E se tutti questi processi non si concretizzassero?


“Il processo di evoluzione e cambiamento avverrà lo stesso, ma i polesani lo subirebbero in ritardo e senza governarlo”.



Quali dovrebbero essere gli attori dell’evoluzione?


“Tutti: politici, imprenditori, mondo culturale. E’ necessario dare continuità ad una strategia che abbia una visione d’insieme e che tutti si approccino con spirito di servizio e non di governo. Non è possibile che ad ogni cambio di amministratori, a qualsiasi livello e di qualunque colore, si debba ripartire da zero buttando quello che si è costruito di buono. Bisogna dare spazio ai giovani ed alle eccellenze premiando la meritocrazia e le capacità dimostrate”.

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