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"La patria delle occasioni sprecate <br/> è necessaria una regia regionale"

Intervista al senatore Bartolomeo Amidei

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Bartolomeo Amidei

Il Polesine, terra delle occasioni sprecate o mancate, dovrebbe correre sui binari dell’alta velocità per raggiungere i traguardi che servirebbero per essere un luogo attrattivo per gli investitori (aziende) e al passo con la modernità per i suoi cittadini.
Nel nostro viaggio sul senso della “polesanità” incontriamo il senatore Bartolomeo Amidei. Il quale dà la sua formula per la crescita del territorio.





Ha senso, prima di tutto, parlare di Polesine?



“Assolutamente si. La nostra è un'identità storica, sociale, culturale e anche e soprattutto di appartenenza ad un territorio unico nel suo genere per mille motivi, e penso alla grandezza degli spazi e alle loro peculiarità”.






Parla di peculiarità... Ciò che distingue il Polesine dalle grandi città può essere un valore aggiunto o finirà per farci fagocitare da Verona, Padova e Venezia?



“Non so se risulterà alla fine un valore aggiunto: di certo il Polesine non possiamo inventarlo, ma migliorarlo sì, sarebbe a dir poco credibile trasformarsi in grande città o ragionare da tale senza esserlo. Ritengo che dovremmo piuttosto puntare a valorizzare quegli aspetti, e sono tanti, che una grande realtà non ha e che noi, questo sì, potremmo mirare a far diventare valore aggiunto, il cosiddetto surplus”.





Da polesani... Ci siamo persi qualcosa nel corso del tempo e quale treno sarebbe ora di prendere?



"Sì, e la lista delle occasioni sprecate e delle opportunità mancate, che sono passate senza lasciar grosse tracce, sarebbe lunga. Basti pensare all' asta navigabile, al terminal, alla centrale, lo stesso parco mai decollato veramente... Parlando di treni qui servirebbe l'alta velocità per recuperare il ritardo anche se non sempre dopo un treno ne passa subito un altro. Occorre ripartire dalle infrastrutture, consapevoli degli errori fatti per non ripeterli: Romea commerciale e Nogara-mare darebbero di certo impulso l'una ai nuovi mercati dell'Est, l'altra collegherebbe le nostre spiagge e il Delta al resto del Nord e al turismo oltre a favorire lo scambio di persone e merci nel nostro territorio, che finora è stato il vero tallone d'Achille del Polesine e dei polesani...”.




Sembra un elenco sospeso... Altri esempi?


“Altra infrastruttura mai decollata e che andrebbe valorizzata è l'asta navigabile Tartaro-Fissero - Canalbianco che consentirebbe di trasportare più merce ed a minor sconto, decongestionando le nostre strade dal traffico pesante”.





Quale dovrebbe essere il percorso sul quale indirizzare il cammino del Polesine verso il 2020 a questo punto?



“Ho parlato delle infrastrutture perché il rilancio parte e passa necessariamente di qui; anche la banda larga è importante perché comunicare nel terzo millennio non è più solo utile ma fondamentale e comporterebbe per inciso una spesa modesta e sostanzialmente accettabile. Tutto questo però non avrà senso e non troverà riscontro se prima non decollerà una vera regia a livello regionale, sia politica ma soprattutto imprenditoriale, in grado di definire le strategie di sviluppo su quelle aree oggi più disponibili e ricettive, penso ad esempio all'Aia di Adria-Loreo, all'Interporto di Rovigo, a Porto Levante e ad altre aree industriali che abbiamo sul nostro territorio provinciale”.





Se tutto ciò non andasse a buon fine, se si sprecasse l’ennesima occasione o semplicemente se si scegliesse una diversa direzione, che succederebbe?


“Sarebbe la fine e il rischio lo respiriamo già ora, con i nostri giovani che emigrano e le istituzioni che perdono pezzi, si fondono, vengono accorpate o semplicemente cancellate: credo occorra far sistema tutti e partire dal nostro know how per tirar fuori quel valore aggiunto che questa terra e la sua gente hanno da sempre nel loro Dna, attrarre investitori qui è possibile”.







Quali dovrebbero essere gli attori di quest'evoluzione? Politici, imprenditori, mondo culturale?



“Anche la scuola e l'università oltre alle associazioni di categoria e le istituzioni politiche Occorre far sistema con il concorso di tutti”.




Lei cosa sta facendo, a livello parlamentare, per la tutela del Polesine? Come si colloca di fronte al rischio dello smembramento istituzionale rodigino?



“Dopo le lotte per la salvaguardia delle funzioni e del personale della Polizia provinciale, del carcere e della Prefettura, senza scordare le trivellazioni, mi sto impegnando per il mantenimento della Questura. Di recente ho incontrato i sindacati polesani della Polizia di Stato. E voglio ricordare anche l'emendamento sui carburanti presentato a fine anno scorso per portare sconti alla pompa di benzina per i consumatori polesani”.

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