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"L'identità polesana è compromessa <br/> serviva una strategia di progetto"

L'intervista a Lorenzo Liviero

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ROVIGO - “Identità polesana probabilmente è già compromessa”. Una voce fuori dal coro quella di Lorenzo Liviero, presidente di RovigoBanca, ma ex uomo politico, dalle file della Dc degli anni ‘80 e ‘90, alla poltrona di sindaco di Rovigo nel 1993. Un Liviero che analizza la situazione del Polesine, nella prospettiva dei prossimi cinque anni, con lucidità e disincanto. Una visione realistica, che, come conseguenza e presupposto, chiama in causa una classe dirigente, nel suo complesso, non libera da responsabilità per treni non presi e mancanza di lungimiranza.

Liviero, ha ancora senso parlare di identità polesana?

“Meglio essere chiari. Secondo me l’identità polesana, come entità politica in grado di decidere in modo unitario, è compromessa”.

Una sentenza pesante.


“No, è la mia opinione. Ritengo che l’identità definita dal punto di vista politico sia ai minimi termini, parlo della capacità di prendere scelte importanti. Un processo che mi pare irreversibile”.


Si spieghi meglio.


“Dal punto di vista territoriale, geografico, fisico, il Polesine continuerà ad esistere e ad avere una propria connotazione chiara. Lo dice, appunto, la geografia, ci sono i due fiumi, il mare. Insomma tradizioni e storia. Gli enti locali continueranno a programmare la propria vita amministrativa. Ma dal punto di vista della visione strategica, della politica economica e delle dinamiche sociali, la scomposizione è già in atto. Temo che non si tratti di previsioni ma di fatti”.


Una scomposizione in che termini?


“Quelli che tutti possono vedere. Il Delta avrà il suo polo d’attrazione verso Venezia. Il medio Polesine e Rovigo graviteranno verso Padova e l’Alto Polesine si muoverà verso la provincia di Verona. Intendiamoci bene, parlo di processi decisionali, che non saranno più presi in Polesine, ma in altri centri”.


Con quali conseguenze?


“Ci potranno sicuramente essere dei benefici per il territorio perché se il Delta graviterà verso Venezia ne avrà sicuramente ritorno in termini di sviluppo. Ci sarà il decollo del Parco del Delta. E lo stesso potrà avvenire nelle altre aree del territorio. Ma probabilmente non ci sarà una regia unica, da Melara a Porto Tolle. Non ci sarà un progetto unitario messo a punto tra Adige e Po”.


Un processo nato con il depotenziamento della Provincia?


“Certo, ma non solo. Bisognava aspettarsi che con la crisi economica ci sarebbe stata una riorganizzazione per contenere le spese, ed efficientare tanto il privato quanto il pubblico, e quindi bisognava attrezzarsi di conseguenza”.


E invece?


“Invece è mancata un’idea forte. Per un pò si è parlato di area vasta. Ma senza entrare nel concreto. Ci sono soggetti e associazioni che hanno scelto un certo tipo di aggregazione, altri che hanno puntato su direzioni diverse. E’ mancata la forza di un disegno omogeneo. La lungimiranza di fare qualcosa per governare questo processo e difendere meglio l’unitarietà politica del Polesine”.


Di chi sono le responsabilità?


“Non spetta a me emettere giudizi. Ma credo che sia mancata la capacità strategica e direzionale della classe dirigente. Intesa nel suo complesso: politica, categorie, soggetti economici”.


E’ ancora possibile invertire la tendenza, fare qualcosa?


“Non so. Di sicuro si può ancora cercare una pianificazione unica per quel che riguarda i servizi. Ecco in questo senso l’unità potrebbe restare, come nel campo della sanità. L’efficientamento non è affatto una chimera. Anche il tribunale di Rovigo ha accorpato altri territori. Ma si tratta di scelte prese dall’alto, non decise in Polesine”.


E il ruolo del capoluogo, di Rovigo?


“Resterà, a mio avviso, riferimento territoriale per i servizi. Una cosa importante, certo, ma si tratta di un riferimento geografico, non credo che sarà in grado di determinare strategie di sviluppo in maniera autonoma. Per fare un esempio: se la metropolitana di superficie Venezia-Padova si fermerà a Monselice, chi saprà attivarsi per farla arrivare anche a Rovigo? Il Polesine potrebbe rimanere un grande snodo infrastrutturale, questo sì. Ma, per fare un altro esempio, sull’idrovia saprà muoversi unitariamente, o in base alle scelte di Venezia, Padova, Verona? Qua, come in altre partite si giocherà su tre tavoli, con tre interlocutori diversi. La scomposizione avverrà anche nel sistema delle banche. Attualmente in Polesine sono rimaste solo due Bcc, RovigoBanca e BancAdria. Ma la tendenza è quella di accorpare il mondo delle Bcc”.


Però il collegio elettorale terrà il territorio unito.


“Vero. Però i parlamentari eletti dovranno rispondere alle esigenze delle tre macroaree. Bisognava agire anni fa, con un diverso disegno politico, senza seguire logiche di convenienza. Ora il potere decisionale credo che sarà sempre più all’esterno della nostra provincia. E’ probabile che ci sia una parcellizzazione di interessi, senza un tavolo unitario. E senza quel respiro complessivo di sviluppo che ad esempio c’era stato con il Patto territoriale degli anni ‘90”.

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