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Correre veloci come internet <br/>Monini: "Non si può rimanere fermi"

L'intervista ad Alessandro Monini

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Siamo di fronte al rischio di un territorio che si sta smembrando. Rovigo sarà terra di conquista, un po’ provincia di Verona, un po’ provincia di Padova e un po’ città di Venezia? Per Alessandro Monini no. Ma per crescere c’è bisogno di accelerare alcuni progetti.

Secondo il direttore di Cna stiamo affrontando una fase di un profondo cambiamento in cui la nostra storia, le tradizioni, l’identità del Polesine non verranno messe in discussione. Tra l’altro il percorso del Polesine e dei polesani è diverso rispetto ad altri territori veneti, ma la nostra “storia” dovrà essere “coltivata”; i percorsi compiuti dalle generazioni passate, non devono rappresentare solo dei ricordi, ma essere elementi di positività da valorizzare, secondo Monini.


Non è mai cambiato niente, qui, dagli anni ‘50?


“In generale ritengo che il tema della prospettiva vada affrontato nella logica dell’essere protagonisti del proprio futuro e per questo il superamento dei vincoli legati ad una architettura istituzionale che viene rivista, possa rappresentare una opportunità, che però va colta. Se riusciremo come polesani ad avere maggiore consapevolezza delle nostre risorse, capacità, punti di forza, intervenendo sui punti di debolezza, saremo in grado di affrontare i nuovi scenari. Serve però uno ‘scatto’ da parte di tutta la società”.



Ma esiste un’identità polesana?


“Certamente, e va mantenuta. Va considerato, però, che il territorio polesano solo dal punto di vista amministrativo è un tutt’uno, ma le realtà, le tradizioni, i dialetti sono diversi. Pensare, per esempio, al Delta come parte della città metropolitana di Venezia è un azzardo e crea solo confusione; il Delta del Po rappresenta un patrimonio sul quale, dopo anche il riconoscimento dell’Unesco, la Regione deve maggiormente investire, recuperando una forte iniziativa di promozione, tralasciando le azioni a corto respiro, privilegiando quelle integrate ed a valore aggiunto in termini di ricadute. La stessa composizione del sistema economico polesano rappresenta una identità, il 98% delle imprese sono piccole e medie, presenti, diffuse in tutto il territorio, sorte dai sacrifici degli artigiani e delle loro famiglie; sono quelle imprese che nonostante la crisi, le criticità che continuano, ad essere presenti nel territorio, a creare reddito ed occupazione. Il fallimento economico dell’impresa artigiana è vissuta, a differenza di altri sistemi aziendali , come il fallimento della persona”.



Ciò che ci distingue può essere un valore aggiunto nell’evoluzione?


“Sta a noi la capacità di valorizzare le nostre peculiarità rispetto alle città vicine, con una logica, però di compattezza nelle proposte, nei progetti, nelle soluzioni; è un arricchimento il confronto, ma poi bisogna agire compatti nel percorso approvato, pensando di far parte di un mondo globalizzato e non di un territorio delimitato tra due fiumi. E’ troppo diffuso l’individualismo, la frammentazione, il voler fare il primo della class. Già da tempo i cittadini, le imprese pagano: le divisioni in materia di servizi pubblici, il fatto di doversi confrontare con 50 Comuni, le scelte che hanno come beneficiari i singoli e non progettualità di prospettiva per le comunità”.



Ci siamo persi qualcosa nel corso del tempo e quale treno sarebbe ora di prendere?


“Mi viene in mente una ricerca commissionata dalla Camera di Commercio di Rovigo presieduta da Loredano Zampini svolta tra il 2010 ed il 2011, coordinata da un polesano, Edoardo Gaffeo professore del dipartimento di economia dell’università di Trento e che coinvolse altri professori universitari. Già in quel report vennero definiti degli ambiti, proposte su cui la società polesana poteva investire per la prospettiva. Rispetto al passato le nuove tecnologie telematiche offrono opportunità enormi ma se la banda larga è carente o la connettività è limitata è chiaro che siamo penalizzati. Se nel passato servivano grossi investimenti affinchè gli artigiani polesani dell’abbigliamento o della calzatura potessero collocare i propri prodotti direttamente sul mercato, oggi l’eccellenza del lavoro artigiano potrebbe utilizzare nuovi strumenti, a costi contenuti, per raggiungere i clienti presenti in tutto il mondo. L’essere al centro di una direttrice importante dal punto di vista turistico quale la Verona - Venezia viene pregiudicata da collegamenti ferroviari carenti, da una Transpolesana poco manutentata; è chiaro che si perdono delle opportunità. L’intermodalità, fino a qualche anno fa considerato un driver per il futuro di questo territorio oggi vive l’incertezza della prospettiva dell’Interporto, quando il Quadrante Europa di Verona ha necessità dello sbocco sull’Adriatico. Nel corso degli anni abbiamo perso molte opportunità, perché le divisioni non hanno favorito una strategia unitaria; non si è riusciti a costruire una struttura di riferimento del territorio nei rapporti con Bruxelles. Tranne che per la Provincia o per l’Ente Parco sono state poche le occasioni per sviluppare progettualità in cui il Polesine fosse capofila”.



Quale dovrebbe essere il percorso verso Polesine 2020 a questo punto?


“Non si può pensare di rimanere fermi o di essere fagocitati; vanno superati i campanilismi, gli individualismi; esistono in questa provincia, realtà, nei vari ambiti, che sono vive, che stanno lavorando per la prospettiva, si tratta di creare un puzzle in cui la convinzione deve essere quella di sentirsi impegnati in uno sforzo comune per le prospettive del territorio individuando le priorità, mettendo a fattor comune le progettualità ed individuando le risorse necessarie. A tal fine ritengo essenziali i seguenti ambiti: una maggiore propensione dei comuni ad aggregare i servizi per far fronte a diseconomie, ottimizzando gestione e risorse; come Cna del Veneto è stato prodotto un report dal quale si evince che nelle aggregazione dei Comuni sotto i 5.000 abitanti (che in Polesine sono l’80% ) la gestione dei servizi porterebbe ad un risparmio sulla gestione del 17%; l’avvio della funzionalità al Censer del Centro per l’innovazione e la tecnologia, strutturato in più laboratori in stretto collegamento con l’Università; l’integrazione tra il sistema produttivo ed il mondo della scuola, per favorire non solo i passaggi generazionali, ma innalzando la qualità e la competitività del nostro sistema economico; lavorare per rafforzare filiere economiche tra imprese anche dei vari settori. Penso poi al rilancio di Rosolina Mare all’insegna dell’efficienza energetica e della sostenibilità; oppure come strutturare in una provincia in cui l’età della popolazione è elevata, servizi-tecnologie-soluzioni per un sistema di welfare innovativo per favorire lo sviluppo dell’integrazione tra attività artigiane ed ambiti culturali dando continuità ad un’idea di Gabbris Ferrari di realizzare a Rovigo un centro per la formazione di giovani che operino nel mondo del teatro, del restauro, valorizzando le realtà presenti nel territorio”.



Se ciò non succedesse?


“Alcune di queste iniziative sono già in essere e si stanno consolidando, altre devono avere una accelerazione, soprattutto per creare un sistema territoriale competitivo in grado di valorizzare i propri talenti e di attrarne altri, allettati dall’ l’offerta ambientale, culturale, sociale, gastronomica, economica, di cui potrebbero goderne i benefici”.


Quali dovrebbero essere gli attori di questa evoluzione? Politici, imprenditori, mondo culturale?


“I protagonisti devono essere i polesani sia singolarmente, attraverso il proprio impegno, o perché impegnati nelle varie realtà associative, favorendo il confronto, la progettualità, l’iniziativa . Dall’altra parte, la politica, in generale, dovrebbe avere maggiore capacità di coinvolgimento della società; perchè non funzionano più alcuni ‘riti’ del passato: con pochi protagonisti; c’è necessità di un maggior coinvolgimento della società, dei giovani protagonisti del loro domani, partendo dalle loro ambizioni, dai loro progetti”.

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