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Il futuro ormai è già arrivato <br/> Rovigo dovrà difendere la sua identità

Il progetto

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ROVIGO - Due settimane di contributi e interviste, e una grande mole di lavoro (che continuerà anche nei prossimi giorni) sono stati sufficienti per fornire una serie di spunti interessanti rispetto alla domanda che abbiamo posto ad esponenti del mondo politico, economico e sociale: quale futuro, se c’è un futuro, per il Polesine da qui al 2020?

Partendo da analisi e da posizioni molto distanti, i nostri interlocutori si sono incontrati in mezzo al guado. Già, un guado come quello che sta attraversando questa terra, alle prese con un’evoluzione inarrestabile e alla ricerca di un’identità da portare come dote alle prossime generazioni.
Ha centrato il bersaglio il presidente dei Giovani industriali del Veneto, Giordano Riello, quando ha spiegato che, a suo parere, “è sufficiente guardare le dinamiche polesane per rendersi conto che la popolazione si è già indirizzata, in modo involontario, verso altri poli di attrazione; per capire che molti dei nostri concittadini gravitano già su altri baricentri, dal veronese a Padova fino a Venezia”.

Un concetto ribadito, seppure in termini diversi, anche dal presidente di RovigoBanca, Lorenzo Liviero: “Dal punto di vista territoriale, geografico e fisico, il Polesine continuerà ad esistere e ad avere una propria connotazione chiara... Ma dal punto di vista della visione strategica, della politica economica e delle dinamiche sociali, la scomposizione è già in atto. Temo che non si tratti di previsioni, ma di fatti... Il Delta avrà il suo polo d’attrazione verso Venezia. Il medio Polesine e Rovigo graviteranno verso Padova e l’alto Polesine si muoverà verso Verona”.

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