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La sfida delle infrastrutture <br/> scommesse da giocare e vincere

L'inchiesta

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ROVIGO - Al centro di uno snodo infrastrutturale che comprende strada, rotaia e acqua. Il Polesine è situato al centro di un crocevia di infrastrutture materiali che, almeno in teoria, costituiscono una rampa di lancio per lo sviluppo del territorio. In teoria però, perché proprio queste infrastrutture, in molti casi, prendono le sembianze di incompiute, occasioni perse o non del tutto sfruttate. Analisi che sono emerse molte volte nel corso dell’inchiesta della Voce Polesine 2020. Molti i rappresentanti politici e istituzionali che hanno posto l’accento sulle infrastrutture come linea guida del rilancio del Polesine attorno a cui mantenere salda l’identità stessa della provincia di Rovigo.

Certo esistono anche le infrastrutture virtuali, o tecnologiche, come la banda larga o ultralarga, e su questo aspetto, come ha sottolineato Giordano Riello, numero uno dei giovani imprenditori, il Polesine deve recuperare un gap che già adesso è molto penalizzante per il mondo delle imprese e del lavoro. Ed è questo uno dei settori in cui la classe dirigente del Polesine deve riuscire a “macinare chilometri” per recuperare quel terreno perduto che rende le aree tra Adige e Po meno appetibili, dal punto di vista degli investimenti, di quel che potrebbero essere.



Per quel che riguarda le infrastrutture materiali invece il Polesine si trova ad essere attraversato da una rete multitasking, asfalto, ferrovie, idrovie, che molti territori invidiano per migliorare la mobilità di merci e persone. Eppure anche in questo campo la strada, scusate il gioco di parole, da compiere non è certo in discesa. Certo non si può identificare l’identità di un territorio nelle infrastrutture, però queste stesse vie di comunicazione possono essere funzionali ad un progetto per cementare questo stesso territorio e mantenerlo coeso. Ed è su questo aspetto, ad esempio che ha puntato la lente d’ingrandimento Gian Michele Gambato, numero due di Confindustria e della Camera di commercio, ed anche l’onorevole Diego Crivellari e il senatore Bartolomeo Amidei, hanno evidenziato come le idrovia di Canalbianco e Po possono costituire il vero tratto distintivo del Polesine. Occorre però saper utilizzare, e sfruttare, gli assist che il territorio offre. E quindi dare vero impulso all’asta navigabile e fare massa critica per, ad esempio, puntare al completamento della Valdastico a Nord, in modo da mettere in connessione immediata il Polesine con l’autostrada del Brennero e i mercati europei.


Analogo discorso per la Nogara Mare, in grado di diventare, se completata fino al Delta, il grande asse est-ovest delle vie di comunicazione del basso Veneto. In questo caso le ricadute sarebbero molteplici, a partire dall’industria del turismo, con le spiagge bassopolesane, e soprattutto, il Parco del Delta in grado di essere raggiunto in pochissimo tempo sia dal nord Europa (attraverso la Brennero), sia dall’Italia centro-occidentale. E poi la messa in collegamento delle diverse aree industriali e artigianali, che in molti casi rischiano di rimanere piattaforme logistiche poco più grandi che depositi se non addirittura delle piccole cattedrali nel deserto. La Romea commerciale invece pare destinata a non diventare l’autostrada Orte-Mestre. Sarebbe però importante riuscire a mettere in sicurezza una delle strade più pericolose d’Italia, una strada che guarda caso attraversa il delta, e che da sempre è importante via sull’asse nord-sud.


Le sfide sono tante insomma, e il Polesine 2020 deve trovare forza e coesione per affrontare, possibilmente, non come dossier autonomi, ma con un occhio all’intero sistema.

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